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La Reggia di Caserta attira, abbaglia e disorienta

Immagine descrittiva paragrafo 1

Paragrafo 1: Descrizione generale analisi

Un dipinto di Jakob Philipp Hackert del 1792 realizzato su incarico di re Ferdinando IV, riproduce uno degli angoli più belli del parco della Reggia di Caserta e rivela l'originaria maestosità del luogo; il quadro - pezzo della collezione casertana in mostra dal 12 marzo anche a Parigi - rappresenta un significativo punto di riferimento per misurare il livello di conservazione del luogo a circa 225 anni di distanza.
Il verde si estende per 124 ettari, di cui il 20% occupato dal giardino all'inglese; progettato da Luigi Vanvitelli insieme al Palazzo era destinato a competere con le più grandi residenze reali europee con i suoi viali, la sua ricca ed eterogenea vegetazione, i favolosi giochi d'acqua: un patrimonio artistico e culturale immenso, che ai fini della sua tutela ha richiesto fin dalle origini e nei decenni successivi numerosi interventi ed ingenti finanziamenti.

In più due secoli di storia il parco ha conosciuto alterne vicende, fino ad arrivare agli inizi del 2000 ad una notevole condizione di degrado, testimone di grave incuria e assenza di investimenti adeguati.

In tempi recentissimi, complici un differente sistema di gestione e la nomina di un "superdirettore", si respira aria nuova di discontinuità e un evidente rilancio dell'intero complesso monumentale.

Anche per tali ragioni, inserendosi in detta prospettiva di rinascita, appaiono estremamente positive le spese realizzate per ridare all'opera l'originaria luce e ripristinare la naturale attrattività del luogo.

Tale è l'obiettivo del POIN (FESR attrattori culturali, naturali e turismo per le regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) a cui è collegabile per il 2014 un intervento di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza della vegetazione, pari ad un importo di 167.552,35 euro, di cui il 74,2% finanziato dall'Unione Europea (FESR) e il 25,8% cofinanziato a livello nazionale (Fondo di rotazione).

Gli interrogativi che il Royal Team Giordani si è posto, monitorando il progetto appena indicato sono: tale investimento ha contribuito a far crescere l'attratività della Reggia di Caserta e in che modo? Più specificamente è misurabile l'effetto di tale contributo?
Il percorso di ricerca non poteva che partire dalle informazioni derivanti dagli open data forniti dal soggetto attuatore (Direzione Regionale Campania - beni e attività culturali) da cui si deduce che i lavori, non diversamente specificati se non nel loro carattere "straordinario", sono stati affidati e interamente liquidati ad un soggetto esterno e con l'indicazione di un tempo di 4 mesi per la relativa ultimazione.
A parte indicazioni tecniche riguardanti fonti di finanziamento, soggetti coinvolti e procedure seguite, null'altro si riesce a reperire dai siti istituzionali.

Sicché il Royal Team Giordani, proseguendo nel monitoraggio della spesa indicata, decide di passare alla raccolta di dati primari.

Il primo funzionario intervistato, Vincenzo Carbone responsabile del parco e giardino inglese, sebbene non direttamente coinvolto nel procedimento di esecuzione dei lavori, offre all'intero team - in data 23 febbraio- la possibilità di un sopralluogo, onde vedere concretamente i trattamenti solitamente effettuati al verde “reale”.

Gli interventi relativi al parco e al giardino all'inglese, a prescindere dalla provenienza dei finanziamenti, seguono generalmente un iter sempre uguale: non essendoci manutenzione ordinaria interna effettuata da personale in loco, si procede dai viali centrali e via via verso le aree meno visibili (fino a che consente la copertura finanziaria), con lavori che vanno dal taglio dei prati alla potatura delle piante, dalla rimozione di rami e alberi caduti, alla realizzazione di tutte quelle operazioni che rendono sicuro il passaggio dei visitatori nell'area verde.

Il funzionario, che nel parco lavora dall''82, riferisce di circa trenta giardinieri all'epoca del suo ingresso, che però negli anni - a causa di pensionamenti e mobilità interna - sono diventati due, addetti per lo più alle serre.

L'affidamento a soggetti esterni che inizialmente era ridotto e limitato a specifici interventi è divenuto col passare del tempo sempre più ampio, fino a diventare oggi l'unica forma di manutenzione.

Le ragioni che spiegano un tale modus operandi - spiega il funzionario - risiedono nell'estrema difficoltà che l'amministrazione incontrerebbe in riferimento alla pluralità di compiti necessari alla cura di tutta la vegetazione: ciascuna funzione, con utilizzo di specifici strumenti richiederebbe titoli e certificazioni che un giardiniere interno non potrebbe mai avere e che invece un'impresa esterna è in grado di fornire.
L'affidamento a soggetti esterni però se da un lato consente di superare questi ostacoli, dall'altra porta con sé notevoli criticità: la continuità degli interventi non è quasi mai garantita, dati i tempi per reperire di volta in volta i fondi necessari e per selezionare i relativi operatori. Di qui, gran parte di ciò che sarebbe qualificabile come manutenzione ordinaria si trasforma in "straordinaria", con danno - talvolta irreparabile - per la vegetazione esistente.

Accanto a tali osservazioni peraltro, si fa notare che - a parte l'intermittenza - negli anni si è determinata come costante una notevole sproporzione tra ciò che sarebbe necessario per manutenere regolarmente l'intero parco e quello che si riesce a fare con gli interventi degli esterni; secondo stime del funzionario si procede ad effettuare solo il 15-20% circa degli interventi dovuti, spendendo in media 200/250.000 euro l'anno a fronte di circa 1.300.000 euro occorrenti.

In passato si è provveduto con fondi alterni assegnati al MIBACT (e attraverso di esso alla Soprintendenza), mentre oggi si provvede direttamente ed esclusivamente con bilancio autonomo.

Con tali preziose informazioni, appiano spiegabili molte delle cose che si aprono allo sguardo man mano che prosegue la passeggiata: non appena si lasciano i viali principali e luoghi più frequentati per la presenza di opere vistose, si incontra il degrado dei passaggi laterali incolti, boscaglie ed erbacce che coprono scorci ed opere. Intere aree sembrano state abbandonate come quella dell'antico orto della regina a ridosso della grande serra.

 

La riflessione condivisa, nell'immediatezza di queste immagini, è che se una rinascita c'è, per ora, riguarda prevalentemente le aree di maggiore impatto.
Il team decide a questo punto di mettersi alla ricerca del funzionario responsabile dello svolgimento dei lavori: con l'aiuto del funzionario Carbone riusciamo in un paio di giorni ad individuare l'architetto G. Torriero che raggiunta telefonicamente, non aggiunge notizie a quante già raccolte; in verità, non conferma neppure i dati in nostro possesso (relativi ad un avviso di post informazione della Dir. regionale per lavori complessivamente coincidenti con quelli del progetto monitorato), chiedendo alcuni giorni di tempo per rivedere quel fascicolo dei lavori del 2014, avvertendo di non aspettarsi molto a causa di tempi e risorse ridotte. Lo stesso funzionario fa notare che in assenza di una convenzione o intesa con la scuola a cui il team appartiene la comunicazione dei dati è più difficile: gli stessi - riferisce - non sono completamente pubblici altrimenti sarebbero stati consultabili su una piattaforma online; una strada percorribile, secondo un suo suggerimento, potrebbe essere quella dell'accesso agli atti.

Dall'ulteriore contatto telefonico (avuto a circa 48 ore dal primo) il team apprende dal funzionario della soprintendenza che il progetto - così come riportato dal sito di opencoesione.gov.it- presenta delle inesattezze. Quell'intervento sarebbe solo una parte di un progetto molto più ampio. Le difficoltà a reperire altre notizie deriverebbero proprio dall'incastro di tale finanziamento in un quadro complesso che non può esserci fornito in quella occasione.

Il team viene indirizzato verso un tecnico dei lavori, che previo contatto, potrebbe essere d'aiuto al completamento del monitoraggio.

Nell'attesa di aggiungere alla ricerca ulteriori tasselli, il team prova a riflettere sugli indicatori considerati nella programmazione degli interventi di cui la spesa monitorata costituisce parte integrante: tra gli altri il numero di visitatori. Quest'ultimo, nell'analisi propedeutica al POIN citato, appare fortemente rappresentativo di un turismo culturale ai minimi delle potenzialità territoriali.
Sembra pertanto coerente con il monitoraggio, considerare i livelli del turismo del monumento vanvitelliano: osservando le serie storiche del flusso dei visitatori negli ultimi 4 anni (2012/2016) si nota un notevole incremento, con un conseguente aumento degli introiti.

Assolutamente positivo ed indicativo di strategie rilevanti foriere di importanti risultati.
Rientra il progetto monitorato in tale quadro complessivo? I dati a disposizione del team, al momento non consentono una risposta precisa.
Pur tuttavia, anche nella prospettiva di ricercare questa informazione, l'analisi prosegue raffrontando il dato dell'incremento dei turisti con il feedback dagli stessi espresso a seguito della visita.

Da domande fatte a campione ai turisti durante la passeggiata, da una veloce rassegna dei post sui social network non è infrequente l'osservazione di un fenomeno di disorientamento. I turisti sono attratti fortemente dall'immagine rilanciata della Reggia sui social, abbagliati da una rigenerata "facciata" della Reggia, ma si trovano - ancora per ora - a tu per tu con situazioni di degrado e talvolta di abbandono di aree interne; condizione avvertita in misura tanto maggiore quanto più alta è l'aspettativa generata dalla pubblicizzazione del rilancio.

Potrebbe spiegarsi così ad esempio il dato relativo alla "sentiment analysis" presente in un report del MIBACT (al 1° settembre 2016) che indica la Reggia di Caserta al 44° posto, su un totale di 45, nella classifica dei musei più amati dai visitatori.
L'indice di gradimento, comunque alto (73,6%), risulta espressivo di criticità non ancora superate - sebbene all'interno di uno scenario di grande positività - e che il team desidera verificare se in collegamento anche indiretto con l'oggetto del lavoro monitorato

Immagine descrittiva paragrafo 2

Paragrafo 2: Elaborazione Dati

IL progetto "Reggia di Caserta - Parco e giardino inglese - messa in sicurezza della vegetazione" del 2014, per un importo totale di euro 167.552,35  ha avuto due fonti di finanziamento: 

- Unione Europea (FESR);

- cofinaziameno nazionale (Fondo di rotazione).

I lavori di manutenzione straordinaria del progetto monitorato potrebbero rientrare nella media degli interventi riguardanti la vegetazione del parco della Reggia e che andrebbero, a prescindere dalla fonte di finanziamento, ad integrare parzialmente le operazioni annuali necessarie:

 

Un indicatore utile per misurare il livello di attrattività del Parco e del Giardino inglese della Reggia di Caserta, e con esso indirettamente il grado di contribuzione del progetto monitorato alla capacità attrattiva, è sicuramente quello dei visitatori.

Come si osserva, nel 2015 (anno successivo ai lavori monitorati) il numero dei turisti è pari a 497.187 in aumento rispetto all'anno precedente di 69.058 unità (circa 14% in più ).

Nell'ultimo anno considerato (2016) si registra un aumento ancora più marcato di visitatori per un totale di 683.070. E'evidente - dal flusso di dati e dalle serie storiche considerate - un trend positivo rappresentativo di un quadro strategico complessivo di rilancio, nel quale potrebbe essere compreso il progetto monitorato.

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Paragrafo 3: Conclusione

Uno dei principali obiettivi della programmazione propedeutica al progetto monitorato, risultava essere l'accrescimento dell'attrattività culturale;  in tal modo s'intendevano  superare le criticità radicate negli ultimi anni quali l'assenza di progettualità, razionalità degli interventi, disegni complessivi sul territorio che realizzassero le potenzialità del patrimonio esistente.

Ebbene, dai dati statistici osservati, oggettivamente emerge un cambiamento positivo rappresentativo di una valorizzazione dell'opera monumentale vanvitelliana non episodica e di certo proiettata a crescere.

Si ha motivo di credere che tale trend positivo sia dovuto quasi totalmente ad un differente sistema di gestione della Reggia - divenuta Museo autonomo - e, soprattutto alla nomina,  nel 2015, di un direttore particolarmente esperto.

In tale quadro complessivo di rilancio, misurare il “se” e il “quantum” della contribuzione al rilancio del progetto monitorato è parso, per ora, abbastanza complicato.

Tuttavia, soprattutto da dati primari raccolti – con l'intervista al funzionario responsabile del Parco e giardino inglese – si può dedurre che l'intervento operato a titolo di manutenzione straordinaria, altro non sarebbe che una delle tranches di una numerosa serie di interventi che ad intermittenza, e con diversa provenienza, sarebbero stati diretti alla difficile tutela e conservazione della vegetazione.

Tutto ciò spiegherebbe le ampie zone di degrado presenti nelle aree meno visibili del parco e darebbe ragione a quella percentuale di “sentimento negativo” espresso dai turisti al termine delle visita.

Le nostre ipotesi saranno confermate o smentite dall'ulteriore raccolta di dati primari che ci accingeremo a fare nelle prossime settimane, intervistando un tecnico di quei lavori realizzati nel 2014 o, diversamente, chiedendo accesso agli atti.

Se le nostre considerazioni fossero giuste potrebbe registrarsi uno scarto negativo tra quanto prefisso con gli obiettivi della programmazione e i risultati ottenuti.

Questi ultimi sarebbero imputabili infatti ad un intervento qualificabile come “episodico” al pari di tanti altri, e nulla aggiungerebbe al parco in termini di attrattività e valorizzazione.

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Royal Team

TEAM ASOC1617 42

Francesco Giordani
Caserta

Europe Direct Asi Caserta
ANTA - Associazione Nazionale Tutela Ambiente