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Titolo del Report

Team ARGOS e Opencoesione in visita a casa dei Duchi Carafa

Link a Report pubblicato su Monithon.it

Blog post di racconto

Il giorno 20 marzo del corrente anno tutti i componenti del team Argos ci siamo recati al museo civico di Maddaloni, ex palazzo Carafa per effettuare il monitoraggio sul luogo di quanto ricercato, analizzato ed elaborato in riferimento al progetto di finanziamento che la Comunità Economica Europea e lo Stato hanno erogato al Polo Museale di Napoli per la ristrutturazione e il restauro del piano nobile di Palazzo Carafa. Gli operatori del museo ci hanno accolto nell’auditorium della struttura immediatamente adiacente al cortile e ci hanno fatto accomodare nell’attesa del relatore, in quanto era stato preventivamente programmato un incontro con un esperto che avesse dato spiegazioni e delucidazioni sul finanziamento e sui riflessi che lo stesso ha comportato per l’utilizzo del Palazzo Carafa. L’incontro ha avuto immediatamente inizio con la dottoressa Elena Laforgia, direttrice del Museo Archeologico Calatino, donna di grande cultura, che ci ha illustrato ampiamente la storia del Palazzo con una presentazione in power point, mettendo in evidenza che la proprietà dei duchi Carafa di Napoli era locata sulla via Appia che collegava Napoli con il Beneventano e che quindi permetteva facilmente operazioni di commercio tra il centro e il sud della penisola. Inoltre la residenza denominata Casino di caccia dei Duchi Carafa, rappresentava per gli stessi, che avevano residenza nella città di Napoli, un luogo di tranquillità e di riposo dove dilettarsi in battute di caccia, ospitando anche persone del loro stesso rango. La relazione ci ha immediatamente interessato quando ci ha informati che subito dopo i Carafa, il palazzo è diventato una caserma militare per lunghissimi anni fino al 1993, quando il Ministero ha acquisito l’immobile per poi recuperarlo e dare allo stesso un degno utilizzo, restituendo alla collettività un sito storico,artistico e culturale. Il demanio militare ha stravolto il palazzo modificandone l’uso, che nei vari anni è stato utilizzato come ospedale militare, come alloggio per i militari che lavoravano presso l’adiacente caserma Magroni e infine come locali di deposito per le suppellettili militari. In particolare proprio le stanze del piano nobile erano state divise in tante piccole stanze con annessi sevizi igienici per poter ospitare gli ufficiali militari e chiaramente erano stati abbassati i soffitti con delle controsoffittature poiché l’altezza del piano è di circa quattro metri e ciò permetteva di riscaldare gli ambienti in modo più agevole ed economico. Il palazzo è stato definitivamente chiuso a seguito del terremoto del 1980, avendo subito gravi danni alla staticità della struttura, tanto che fu costruito un muro in tufo lungo tutta la parte antistante e prospiciente sulla pubblica via Caudina (già via Appia) in modo da salvaguardare i passanti da eventuali cadute di pietre e calcinacci della facciata. La rinascita del Palazzo è datata 1993, poiché a seguito dell’acquisto della proprietà da parte del Ministero dei Beni Culturali è iniziato il processo di recupero e ristrutturazione del sito dando allo stesso, grazie anche ai due finanziamenti concessi dalla Comunità Economica Europea e dal Fondo di Rotazione dello Stato, importanza storica e luogo di cultura utile alla collettività, sia per la vita di tutti i giorni, sia per le circostanti attività commerciali, sia per coloro che possono studiare e conoscere i resti archeologici dell’antica città di Calatia. Successivamente un rappresentante del nostro team ha proposto alla dottoressa Laforgia una serie di domande, alle quali sono state fornite risposte esaurienti attraverso il racconto di aneddoti e curiosità molto interessanti sia sul museo, sia sulla ristrutturazione, ma anche risposte che essa ha voluto ascoltare da alcuni componenti del nostro gruppo proprio in seguito a quanto relazionato in precedenza. Pertanto possiamo dire che si è creata una situazione di immediato feed-back che la relatrice ha voluto fortemente conoscere, al fine di potersi rendere conto dell’efficacia della sua trasmissione di conoscenze. Infine ci ha mostrato le numerose e diversificate attività con cui il museo coinvolge soprattutto i giovani e le scuole che operano sul territorio, ma anche i meno giovani attraverso l’utilizzo di tutte le sale del museo che spesso sono state utilizzate per ospitare mostre, convegni, dibattiti e rappresentazioni. Successivamente ci hanno guidato nella visita di tutte le sale del museo toccando con mano la bellezza di questo sito storico, ed apprezzando gli sforzi compiuti nella ristrutturazione che ha previsto non solo il recupero del preesistente, il restauro di quanto rovinato dal tempo e dal cattivo utilizzo, ma anche l’uso di apparecchiature e materiali multimediali in modo da rendere più efficace e rappresentativo il percorso delle conoscenze archeologiche, storiche e culturali dell’epoca all’ignaro visitatore.

Immagine in evidenza

Domande fatte e risposte ricevute - Domanda 1

TEAM ARGOS: Com’era la situazione iniziale all’interno del museo e come è cambiata dopo il restauro?

Domande fatte e risposte ricevute - Risposta 1

DOTT.SSA LAFORGIA: Quando il palazzo fu acquisito nel 1993 dal Ministero dei Beni Culturali, riuscimmo ad entrare dalle finestre grazie all’aiuto dei militari dell’adiacente caserma Magroni. Infatti il palazzo era recintato da un muro alto per proteggere i passanti da accidentali cadute di calcinacci e pietre e le entrate erano tompagnate con mattoni. Gli interni erano completamente rovinati, il cortile era inaccessibile poiché completamente invaso da rovi ed alberi, infiltrazioni d’acqua ovunque, riadattamento ad uso improprio dei locali del piano nobile, ma soprattutto problemi di staticità dovuti all’evento sismico del 1980. Con grossa fatica e grazie ai finanziamenti pubblici è stato possibile restituire degna collocazione ad un sito storico, artistico e culturale, che fin dall’acquisto il Ministero aveva deciso di renderlo adeguato contenitore di un museo archeologico ospitante i resti dell’antica città di Calatia.

Domande fatte e risposte ricevute - Domanda 2

TEAM ARGOS: Come sono stati utilizzati i soldi del finanziamento?

Domande fatte e risposte ricevute - Risposta 2

DOTT.SSA LAFORGIA: I finanziamenti che la Comunità Economica Europea e il Fondo di Rotazione dello Stato Italiano hanno permesso questa ristrutturazione sono stati due, uno di euro novantamila circa ed il successivo più corposo di euro seicentosessantottomila circa. Tanto a fronte di un preventivo globale di ristrutturazione ammontante a circa unmilione e trecentomila euro. Il finanziamento che interessa il vostro progetto è stato completamente utilizzato per il restauro, il recupero e la ristrutturazione del piano nobile di palazzo Carafa. Si è provveduto in primo luogo all’abbattimento di tutte le pareti erette nel corso degli anni e ai servizi igienici realizzati. Sono stati abbattuti tutti i controsolai che abbassavano le soffitte, restituendo alle stanze l’originaria altezza di quattro metri. Sono stati recuperati, laddove è stato possibile, i dipinti alle pareti e sono state ristrutturate antiche travi in legno che sorreggono i solai. Poì gli interventi hanno interessato la sostituzione delle pavimentazioni, degli infissi ed infine alla sistemazione ed all’arredamento delle stanze compreso i tendaggi con stoffe provenienti dalle vicine seterie di San Laucio, che ripropongono i drappeggi dell’epoca.

Domande fatte e risposte ricevute - Domanda 3

TEAM ARGOS: La ristrutturazione ha interessato l’intero edificio o solo una parte dato che i finanziamenti ammontano a circa 700mil euro mente l’appalto dei lavori era programmato per 1mln e 300mil euro?

Domande fatte e risposte ricevute - Risposta 3

DOTT.SSA LAFORGIA: Come precedentemente detto, la ristrutturazione ha comportato ingenti sacrifici economici, per cui solo con i finanziamenti pubblici non è stato possibile ristrutturare l’intero edificio. Ad ogni modo nel corso degli anni siamo riusciti a dare una decorosa collocazione a gran parte della struttura. Restano da sistemare ancora il parcheggio adiacente il Palazzo, che nel corso degli anni di abbandono era stato anche adibito a locali commerciali private per la rivendita e la sostituzione di pneumatici per automobili; e ci sarebbe da recuperare il retrostante giardino che durante gli anni ha perso completamente l’aspetto e l’accessibilità di luogo di caccia, così come concepito dai Duchi Carafa.

Video del monitoraggio

https://youtu.be/U_iwnVaYHrc

ARGOS

TEAM ASOC1617 59

Nino Cortese
Maddaloni

Europe Direct Asi Caserta
Maddaloni Green