Michele Lo Russo | Una giornata a Scuola di OpenCoesione

Articolo originale pubblicato sul blog di Michele Lo Russo http://www.michelevlorusso.eu
 
OGGI HO AVUTO IL PIACERE E L’ONORE DI PARTECIPARE AD UN GRANDE ESPERIMENTO CHE SI STA REALIZZANDO IN ALCUNE SCUOLE ITALIANE E NATO ATTORNO AL PORTALE ITALIANO DEGLI OPEN GOVERNMENT DATA DELLA POLITICA DI COESIONE. IL PROGETTO SI CHIAMA APPUNTO A SCUOLA DI OPENCOESIONE (ASOC) E SI PROPONE DI PROMUOVERE I PRINCIPI DI CITTADINANZA CONSAPEVOLE ATTRAVERSO ATTIVITÀ DI MONITORAGGIO CIVICO DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI E L’IMPIEGO DI TECNOLOGIE DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE.

Ho parlato di fondi europei e di politica di coesione ad una classe dell’IPASR di Potenza. Compito, vi assicuro, non facile. ASOC è un progetto tanto bello quanto ambizioso e prevede giustamente che questi ragazzi mettano da subito le mani sullo strumento OpenCoesione. Ma devono comprendere alcuni rudimenti e meccanismi degli investimenti di sviluppo e soprattutto capire perché ne vale la pena e cosa di interessante ci può essere in questo mondo che gli adulti chiamano “i soldi europei”.

I fondi europei sono complicati per gli addetti ai lavori figuriamoci come possono apparire a degli adolescenti. La politica di coesione è costellata di acronimi (FESR, FSE, FSC, FC, AdG, ecc.), di regole e passaggi astrusi (paesi contributori netti, PIL al di sotto del 75% media UE27, effetto statistico, N+2), di obiettivi talvolta confliggenti (convergenza, competitività, transizione), di temi e di ambiti tanto vasti da perdersi – per non parlare di strumenti attuativi (PO regionali, interregionali, nazionali, europei, strumenti di investimento, ecc.), fino arrivare alle classiche trappole dei fondi UE (chi sono i beneficiari? gli attuatori?). A tutto questo va aggiunta la traduzione che si materializza ai tuoi giovani interlocutori quando arriva il momento di parlare di realizzazioni: cosa si fa sul territorio con la politica di coesione? Posti questi altisonanti obiettivi, quali sono i progetti finanziati? e quali le operazioni portate a termine? In questo reame i luoghi comuni alimentati dai discorsi appresi dagli adulti creano un vero e proprio cortocircuito. “Soldi pubblici uguale soldi rubati dai soliti”, dice qualcuno mentre parlo, nemmeno troppo sotto voce. Sono luoghi comuni che fanno male solo a chi ci crede e che allontanano dalle opportunità.

La mia sfida, dunque, era incuriosirli ad essere curiosi su questi temi e rompere qualche luogo comune. Ma non era la sola e nemmeno la più importante. ASOC è un modulo didattico moderno (smart!) e interdisciplinare, una vera rivoluzione a scuola fatta di seria programmazione degli interventi e delle attività, di rispetto dei tempi previsti dichiarati pubblicamente nel dettaglio, di multimedialità (con l’uso di pillole video, slides, ricerche web), di responsabilizzazione di tutti i partecipanti e contributori, di incredibile interazione e scambio su tantissimi livelli (tra gli insegnanti, tra gli alunni, tra le scuole, tra queste e il proprio territorio) e con tantissimi strumenti e lo sviluppo di tantissime skills (abilità) professionalizzanti. Il lavoro non si ferma in classe, continua sui social, anche tra chi a scuola non ci va più da un pezzo. Tanta roba, ma anche supporto da parte di un team nazionale dedicato al progetto che coordina le attività, gestisce un forum e sviluppa molti contenuti testuali e multimediali. E poi ci sono le associazioni sul territorio come quella che rappresento io. Gli insegnanti non si sentono isolati, sovraccaricati, ma sono guidati a fornire un contributo originale entro un convincente format didattico e per fare questo hanno bisogno dei propri studenti.

Asoc è una creatura solida nei presupposti e nella dotazione di strumenti, ma fragile come un iphone in mano ad un neonato.

La scuola dove sono stato oggi non sempre mi è apparsa attrezzata o pronta a questo modello. Le criticità che ho riscontrato sono le solite note. La sala informatica era scarsamente attrezzata e peggio manutenuta. C’è stata forse qualche fotocopia di troppo. Non mi è sembrato si sia compresa l’importanza del rispetto dei tempi all’interno della lezione. Gli alunni mi sono apparsi molto meno social di quanto mi aspettavo da dei nativi digitali. Poi tutti i problemi della Scuola italiana in genere con l’aggravante di una scuola di un’area interna del Sud.

Ciononostante sono uscito da lì con un grande entusiasmo, con una grande gratitudine verso le tre insegnanti che hanno raccolto la sfida (Elena che ha reso tutto possibile, Caterina, che è anche la digital champion della mia città!, Lucia), e con la consapevolezza che una grande battaglia sul fronte Scuola moderna e aperta è in atto e che dobbiamo vincerla.