Quarta Lezione di Opencoesione “Esplorare” ITC Einaudi Palmi

MONITORAGGIO SU UN BENE CONFISCATO ALLA MAFIA NEL COMUNE DI ROSARNO E DESTINATO A CENTRO DI ACCOGLIENZA E FORMAZIONE PER GLI IMMIGRATI

Intervista al sindaco di Rosarno Dott.ssa Elisabetta Tripodi e visita alla struttura (10 marzo 2015)   

Eccoci nella città di Rosarno per effettuare il nostro monitoraggio civico ed intervistare il sindaco, con l’obiettivo di ottenere maggiori informazioni riguardo al bene confiscato alla mafia e finalizzato alla realizzazione di un centro di accoglienza per migranti. In particolare, visto che il progetto è rimasto bloccato per lungo tempo, oggi vogliamo sapere se sono stati ripresi i lavori di riconversione dell’edificio, il loro stato di avanzamento e la data prevista di ultimazione di detti lavori. (L’intervista è stata condotta con l’uso di un questionario con domande specifiche da noi predisposto precedentemente).

La dott.ssa “Elisabetta Tripodi” ha raccontato che il bene fu confiscato nel 2000 alle cosche mafiose del comune di Rosarno ma che, a causa delle disposizioni di legge, per un periodo di circa 10 anni è stato bloccato il suo utilizzo. Successivamente alla concessione delle agevolazioni dell’Unione Europea è stato possibile progettare ed assegnare i lavori per la realizzazione del centro. Lavori avviati nell’ottobre del 2013 che tuttavia la prefettura ha bloccato a causa di indagini giudiziari che hanno riguardato l’impresa che si era aggiudicata l’appalto. Solo a seguito della sentenza del Tar del Lazio che giudicava positivamente per l’impresa appaltante,  il comune di Rosarno (che in precedenza aveva rescisso il contratto), ha potuto aggiudicare i lavori alla stessa impresa. E finalmente i lavori sono ripresi nel gennaio 2015 e proseguono nonostante le difficoltà (è di febbraio 2015 un’intimidazione da parte di cosche mafiosi che hanno fatto esplodere pneumatici volti a distruggere quanto già costruito, per fortuna è stato evitato spegnendo in tempo l’incendio).

Dopo aver intervistato il sindaco, abbiamo effettuato un’ulteriore intervista al responsabile dei lavori pubblici del comune di Rosarno “signor Rosario Laurito”. Egli ci ha fornito dati tecnici sulla struttura che sorge su una superficie di  6000 mq,  precedentemente utilizzata per un impianto di betonaggio per la lavorazione del calcestruzzo. Il signor Laurito ha poi definito il progetto che prevede la realizzazione di alloggi per circa 120 migranti e una scuola di formazione professionale che li abiliti al lavoro. La data prevista di ultimazione dei  lavori è il 20 luglio 2015. Ad oggi sono stati realizzati gli alloggi ed è in fase di costruzione l’edificio che sarà utilizzato per la formazione.

Successivamente, nel corso della visita al cantiere, abbiamo constatato che gli operai stanno concretamente lavorando con dedizione al fine di completare la grande struttura.

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QUESTIONARIO AL SINDACO

  • 1) Dott.ssa Tripodi, come ben sa nella città di Rosarno, di cui lei è primo cittadino, è stato confiscato un bene alla mafia al fine di realizzare un centro di accoglienza e di formazione per i migranti e per il loro inserimento sociale e lavorativo. Cosa potrebbe dirci a riguardo?
  • 2) Secondo quanto da noi rilevato la data di inizio del progetto era prevista per il 01/01/2011 e la sua ultimazione entro il 31/12/2012. La nostra domanda è, perché ad oggi, Marzo 2015, non siamo riusciti ad arrivare ad una svolta concreta, nonostante il finanziamento approvato dall’Unione Europea?
  • 3) Come intende lei, nel suo ruolo di rappresentante del comune, favorire la ripresa dei lavori?
  • 4) In data 30/03/2011 la provincia di Reggio Calabria ha indetto un bando di gara per l’aggiudicazione dei lavori. La ditta che si è aggiudicata l’appalto, era stata interdetta per infiltrazioni mafiose. Successivamente, data la situazione, il vostro comune ha rescisso il contratto. Ora perché non ci risulta la pubblicazione di un nuovo bando per l’appalto?

 

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monitoraggio civico sul bene confiscato alla mafia situato nel comune di Rosarno da destinare a centro accoglienza e formazione per gli immigrati

INCONTRO CON IL DIACONO DELLA CARITAS SIGNOR ALAMPI (13 marzo 2015)

Dopo aver visitato il luogo nel quale stanno procedendo i lavori per la realizzazione del centro di accoglienza; dopo l’intervista al sindaco di Rosarno, abbiamo incontrato il Diacono della Caritas di Gioia Tauro,  Signor Vincenzo Alampi.  Abbiamo chiesto lui di illustrarci le problematiche in essere dei numerosi immigrati che soggiornano presso la piana di Gioia Tauro e particolarmente nel comune di Rosarno. Il nostro obiettivo è quello di meglio individuare quali sono le motivazioni all’origine dell’iniziativa del centro di accoglienza a favore degli immigrati.

Il signor Alampi ha illustrato la situazione di questi immigrati che in tanti arrivano a Rosarno pieni di speranza e che qui  vivono in condizioni di degrado. I suoi “amici”, così li definisce il Signor Alampi, sono uomini con  un’età tra i 18 e i 40 anni e con un medio livello di istruzione, cercano un lavoro che gli permetta di mandare del denaro alle loro famiglie che, nei loro paesi di origine, vivono in condizioni di miseria. Intraprendono così il lavoro di braccianti nei terreni agricoli (prevalentemente si occupano della raccolta di agrumi) lavorando in nero, scoperti di assicurazione e percependo un salario minimo. Ma loro accettano questa situazione, consapevoli che ritornando nei loro paesi di origine non possono essere in aiuto ai loro cari. Così sopravvivono grazie anche ai beni primari forniti loro dalla CARITAS e da altre associazioni umanitarie, dividono tra loro quel poco di lavoro che hanno. Tra la Caritas e gli immigrati si è avviato un rapporto di conoscenza reciproca, mirato ad abbattere le barriere che hanno mostrato ad entrambe le parti, nuovi mondi. Nuovo mondo  che si è presentato come un complesso di virtù e di valori: uomini laureati, diplomati che hanno dovuto affrontare un lungo e difficile percorso per terra e per mare prima di riuscire ad arrivare nella nostra terra. Uomini che si sono ribellati allo sfruttamento da parte dei loro “padroni” che non li hanno retribuiti in maniera adeguata (nel 2010 la rivolta degli immigrati nel comune di Rosarno).

Ma è possibile che proprio questa rivolta sia stata promotrice dell’iniziativa che stiamo monitorando?

Sicuramente la ribellione degli immigrati ha avuto il suo peso affinché si decidesse di creare il centro di accoglienza, tuttavia il Signor Alampi  ci fa presente che la Caritas diocesana già nel 2009, affidandosi all’allora in carica Prefetto Bagnato, aveva proposto di mettere in atto un pi7ano semplice che non richiedesse l’aiuto di ingenti somme e che permettesse di alloggiare decentemente un numero discreto di immigrati. Ma la proposta non venne accettata perché si preferì ricorrere al grande fondo dell’Unione Europea. Ma, nonostante la presenza di questo finanziamento, il progetto non è stato concluso.

Ed è questo che ci spinge a far sentire la nostra voce per arrivare ad una svolta concreta anche attraverso nuove proposte che migliorino la situazione esistente.

Perché non utilizzare le scuole o altre strutture pubbliche accessibili a tutti per avviare un processo di abilitazione degli immigrati con la nostra cultura???

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Ecco il video della nostra visita a Rosarno  https://www.youtube.com/watch?v=VT6NdmAij_g