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Articolo di Data Journalism

ABBIAMO TOCCATO IL FONDO

Le microplastiche oggi sono una forma di inquinamento insidioso e globale che riguarda gli habitat fluviali e marini. Esistono studi sul campionamento e la quantificazione degli stessi? 

Il progetto europeo InterregNET4mPLASTIC sfrutta le nuove tecnologie per rilevare le microplastiche sulle coste italocroate per contrastare la minaccia ambientale.

Quali sono obiettivi e finalità del progetto Net4mPlastic?

Obiettivi:

Usare le nuove tecnologie per contrastare l’inquinamento da macro e microplastiche in spiagge, sedimenti e habitat marini del mare Adriatico attraverso modelli numerici, droni,  analisi chimiche e biologiche 

Finalità:

Sviluppare uno strumento di previsione dell’accumulo di plastiche e un sistema di allarme rapido utile alle autorità locali e agli allevatori attraverso una piattaforma online.

La nostra ricerca dati

La nostra ricerca dati ha riguardato: dati amministrativi e finanziari; pubblicazione  documentali; fotografia dello stato dei rifiuti plastici in Europa ed in Italia.

 

  • DATI AMMINISTRATIVI:

Dai siti istituzionali dei diversi enti coinvolti abbiamo ricostruito la storia amministrativa del progetto, selezionando quelli che ci sono sembrati più importanti. Il regolamento 1299 dell’UE, dal 2013 istituiva il programma di cooperazione transfrontaliero Italia-Croazia indicando i criteri di ammissibilità ai fondi CTE degli stati membri e delle regioni. La decisione è stata poi adottata dalla Commissione Europea nel 2015.

 

Partners di Net4mPlastic

REGIONE/ENTE: Veneto

ANNO: 2015

DELIBERA/DECRETO: Delibera Giunta regionale n.230

RUOLO: Autorità di gestione del programma di cooperazione Italia-Croazia.

 

REGIONE/ENTE: Università di Ferrara

ANNO: 02/08/2018

DELIBERA/DECRETO: Decreto del Direttore dell’Unità organizzativa

RUOLO: Lead Partner

 

REGIONE/ENTE: Università di Trieste

ANNO: 27/06/2017

DELIBERA/DECRETO: Delibera del Consiglio di Dipartimento di Ingegneria e Architettura

RUOLO: Partecipazione al Progetto

 

REGIONE/ENTE: Marche

ANNO: 20/04/2020

DELIBERA/DECRETO: Decreto n.57

RUOLO: Accoglienza dell’offerta di preventivo presentato CNR ISMAR “Sviluppo di modello matematico predittivo della dispersione delle microplastiche in mare”

 

REGIONE/ENTE: Zooprofilattico di Teramo

ANNO: 28/06/2019

DELIBERA/DECRETO: Delibera n.252

RUOLO: Partner n.5

 

Il progetto ha recentemente ottenuto una proroga di dodici mesi da parte della regione Veneto, nel suo ruolo di Autorità di Gestione, al fine di poter concludere le attività progettuali che hanno subito un rallentamento a causa della pandemia da COVID-19.

 

  • DATI FINANZIARI:

Costo pubblico: €2.400.532,00 di cui risorse di coesione €2.214.672,00

Pagamenti monitorati: €814.398,51 di cui risorse di coesione €784.279,00

 

  • PUBBLICAZIONE DATI DOCUMENTALI

Sono stati consultati gli eventi online, il materiale documentale e i risultati ottenuti pubblicati ad oggi dai veri partners del progetto. Il sito che abbiamo consultato è https://www.italy-croatia.eu/web/netformplastic (avevamo elaborato una tabella riassuntiva con l’elenco di tutto il materiale consultato ma abbiamo avuto problemi ad inserirlo in piattaforma).

  • CONTESTO EUROPEO

Produzione rifiuti di plastica e il loro riciclaggio nell’UE

Dal report UE pubblicato il 19/12/2018 e aggiornato il 30/06/2021 è emerso che ogni anno gli Europei generano 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, dei quali meno del 30% viene riciclato 

Uno degli obiettivi della strategia dell’UE per contrastare i rifiuti di plastica è quello di rendere tutti gli imballaggi di plastica riutilizzabili o riciclabili entro il 2030.

Il 70% dei rifiuti plastici marini sulle coste europee sono attrezzi da pesca perduti e prodotti di plastica monouso 

  • CONTESTO ITALIANO                                                                                       

Rifiuti marini spiaggiati

L’Italia, in applicazione della Direttiva Quadro per la Strategia Marina, effettua dal 2015 un intenso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, compresi quelli spiaggiati, coordinata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Un lavoro svolto dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, che con ISPRA costituiscono il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Meno di 20 rifiuti marini ogni 100 metri di costa è il valore soglia recentemente stabilito a livello europeo per definire una spiaggia pulita. 

Lungo le coste italiane negli anni 2015-2020 sono stati contati mediamente 409 rifiuti ogni 100 metri, con alcune differenze tra sottoregioni: 535 rifiuti/100 m nel Mar Adriatico, 427 rifiuti/100 m nel Mediterraneo occidentale e 250 rifiuti/100 m nella sottoregione marina che comprende il Mar Ionio e il Mediterraneo centrale.

Nel grafico 2 è possibile visualizzare l’andamento dal 2015 al 2020 del numero medio di oggetti ogni cento metri nei tratti di spiaggia monitorati.

I monitoraggi dei rifiuti spiaggiati hanno rivelato che la categoria più frequente lungo i litorali italiani è la plastica monouso, che rappresenta quasi il 60% dei rifiuti trovati.

Dal grafico 3 si evince che sulle coste Adriatiche sono stati trovati mediamente 170 oggetti di plastica monouso per 100 m di spiaggia monitorata, nel Mediterraneo occidentale 133, nello Ionio e nel Mediterraneo centrale 91. Il Parlamento Europeo a luglio 2019 ha approvato una direttiva che vieta o regolamenta l’uso di articoli in plastica monouso entro il 2021. 

 

Rifiuti spiaggiati da attività marittime

I rifiuti spiaggiati che derivano da attività marittime e di pesca sono costituiti principalmente da boe, reti da pesca, lenze, cassette di polistirolo per il trasporto del pesce e rifiuti delle attività di acquacoltura. Tra il 2015 e il 2020 se ne sono trovati mediamente 17 ogni 100 m di spiaggia monitorata, con grandi differenze tra le sottoregioni: in Adriatico infatti se ne incontrano in media 46 ogni 100 m, mentre in Mediterraneo occidentale, e nel Mar Ionio e Mediterraneo centrale se ne contano mediamente 10 ogni 100 m. Nel grafico 4 è possibile visualizzare l’andamento dal 2015 al 2020 del numero medio di questo tipo di rifiuti ogni cento metri nei tratti di spiaggia  monitorati.

Questo particolare tipo di rifiuto dell’acquacoltura è costituito da polipropilene (PP), un materiale estremamente resistente e duraturo e le “calze”, o frammenti di esse, si disperdono in mare e si accumulano sul fondo con potenziali impatti negativi sugli ecosistemi e gli organismi marini - soprattutto bentonici, e sulle attività di pesca. La loro presenza rappresenta una minaccia anche per le attività turistiche degradando le zone costiere a seguito del loro spiaggiamento.

 

Microrifiuti nella colonna d'acqua

L’Italia, in applicazione della Direttiva Quadro per la Strategia Marina, effettua dal 2015 un intenso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, compresi i microrifiuti nello strato superficiale della colonna d’acqua. Tale monitoraggio è svolto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, di cui ISPRA fa parte, con il coordinamento del Ministero della Transizione Ecologica (MiTE). 

I microrifiuti sono microparticelle con dimensioni inferiori ai 5 mm. È molto difficile assegnare l’origine dei microrifiuti una volta che entrano nell'ambiente.

Non esiste ancora un valore soglia per definire il buono stato ambientale per quanto riguarda i microrifiuti, però con l’elaborazione dei dati dal 2015 al 2020 è possibile definire un valore mediano di densità delle microparticelle presenti nei nostri mari (grafico 7).

La concentrazione territoriale dei microrifiuti mostra una distribuzione pressoché omogenea nelle tre sottoregioni in esame.

 

IN CONCLUSIONE…

Dai dati sopra elencati si evince la necessità di avere un protocollo riconosciuto a livello mondiale per il tracciamento della presenza, della quantità e delle tipologie delle plastiche e delle microplastiche nelle acque marine, nei sedimenti delle spiagge e nel biota. Infatti solo con la recente Direttiva europea sulla strategia marina, le microplastiche hanno acquisito lo status di “variabile da monitorare” e sono diventate ad oggi uno dei principali parametri da censire negli ambienti costieri. Dalla nostra ricerca dati si evidenzia che ad oggi il Mar Adriatico risulta essere uno dei bacini più inquinanti a scala globale a causa dell’apporto dei 62 fiumi principali che in esso si riversano e della scarsa prevenzione a monte. Inoltre il bacino Adriatico presenta un elevato numero di impianti di acquacoltura e la situazione generale è peggiorata per il fatto che quest'ultimo è un mare piccolo e chiuso, caratterizzato da uno scarso ricambio d'acqua.