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Open Data, Monitoraggio Civico,

Politiche di Coesione nelle scuole italiane

Raccontare la ricerca di dati e informazioni

Coesione è costruire un pezzo di futuro insieme

Motivazioni ed obiettivi

Cosa vuol dire la parola Coesione, se non unire, tenere vicino, allineare. A partire da questa semplice (all’apparenza) valutazione, il Team ha deciso di immaginare qualcosa che abbia a che fare con il senso autentico della coesione. Non è un fatto economico, non è un’infrastruttura, e neppure una variazione di bilancio. Coesione è qualcosa di fortemente umano. Tra le varie proposte sul portale Opencoesione, ovviamente localizzate geograficamente tra le più vicine al territorio di Polistena – sede della scuola – ve n’è una che ha immediatamente attirato l’attenzione. È “Missione accoglienza” nel comune di Rizziconi. Si tratta della costruzione di un centro di accoglienza per migranti. Se una sfida deve essere affrontata, vale la pensa che sia più ambiziosa possibile. Parlare di accoglienza e di migrazione in un’area geografica oppressa da diversi fattori e a rischio, come tutto il Paese, di penetrazione dell’odio contro il prossimo, rappresenta uno stimolo enorme.

L’obiettivo è diversificato. Il piano superficiale è la ricerca, lo sviluppo delle competenza di analisi dei dati e di costruzione di modelli di studio su informazioni economiche e gestionali. Ma i dati vanno commentati, raccontati, calati nella realtà e vissuti sul territorio. Il livello finale è quello di dimostrare che grazie ai fondi europei si possono centrare non solo parametri di spesa, ma compiere progressi tali da influenzare la stessa capacità di essere umani e solidali.

 

Dati e informazioni trovati

Raccogliere i dati è un passaggio chiave di tutto il progetto, non l’unico ma uno di quelli essenziali. Il sud porta con sé lo stigma di area disattenta, lacunosa, che spende poco e male i fondi europei e che non riesce ad essere sufficientemente trasparente. Si può e si deve fare di più, specie sui portali online della pubblica amministrazione, ma comunque è un fatto che non si è all’anno zero. La ricerca connessa a questo progetto non può prescindere dalla consultazione di dati relativi alla spesa dell’immobile, su come sono stati investiti i fondi, in quanto tempo, con quali opere e attraverso quali sinergie istituzionali.

I primi dati sono stati reperiti durante i lavori in classe (svolto in gruppi di ricerca), attraverso la consultazione di Opencoesione, dal quale portale sono state estrapolate le informazioni di base: titolo dell’opera, territorio di riferimento, tema, importo e andamento della spesa.

Bisogna essere molto chiari: non vi è una grande quantità di dati su questo progetto online. Addirittura gli stessi articoli delle testate locali sono pochissimi. A parte le informazioni obbligatorie per legge, ossia i bandi di gara del comune di Rizziconi e della Stazione appaltante provinciale, sui vari portali istituzionali c’è davvero poco. Il team si è dato alcune risposte, ovviamente parziali e forse cariche di qualche pregiudizio, sul fatto che il progetto più che trasparente è invisibile. In primo luogo perché si tratta di immigrazione, e quindi di un argomento estremamente scomodo di cui parlare. Le amministrazioni, di solito, lo evitano per il timore di perdere consensi e si limitano ad informazioni neutre, quasi di servizio. Poi vi sono i fondi. Pubblicizzare un investimento di 340.000 euro circa per destinarlo a politiche per l’accoglienza potrebbe far storcere il naso a molti, gli stessi che chiedono spesso e volentieri “perché vengono destinati soldi per i migranti e non per gli italiani”.

Per tutti questi motivi il team humanITIS sarà in campo non soltanto per la ricerca dei dati, ma incontrerà attori istituzionali e tantissimi esponenti del volontariato e rappresentanti dei migranti per intavolare una discussione che parta dal centro di accoglienza di Rizziconi e si allarghi al mondo complessivo dell’inclusione e delle interazioni tra cittadini residenti e nuovi ospiti in arrivo da diverse parti del mondo. Si tratta di un progetto di ricerca dinamico e allargato a parti della società diverse tra loro e, ahinoi, qualche volta anche contrapposte. Il fine ultimo è quello di raccogliere dati e fare anche un servizio alla nostra terra, partecipando allo sviluppo di pratiche solidali.

 

 

Prossimi passi

La ricerca si nutre di testimonianze, che non possono essere scovate all’interno delle aule. Sarà essenziale, pertanto, andare fuori, mettere in atto sopralluoghi e incontri. Il primo step è quello di recarsi a Rizziconi. Lì vi saranno due momenti: la visita al municipio, dove il sindaco certamente accoglierà il team e sarà capace di raccontare la storia del progetto, lo stato dell’arte e le prospettive future. Accanto a questo sarà interessante visitare l’ufficio tecnico comunale per analizzare, ove possibile, i faldoni di ricerca. Il successivo passo è quello di visitare la struttura oggetto del finanziamento. Sarà una visita che deve essere completata attraverso l’interlocuzione con i soggetti che gravitano, o hanno gravitato, attorno al progetto di accoglienza.

Altri partner di ricerca sono la Regione Calabria, alla quale si chiederà se ha effettuato un monitoraggio sul progetto, ma anche quale prospettive ha sul dossier migrazioni-accoglienza-inclusione. Una filiera dalla quale non piò essere escluso anche il vasto mondo dell’associazionismo, sia laico che cattolico. Non sfugge il fatto che, troppo spesso, le associazioni, le parrocchie e i volontari si sono fatti carico di compiti dello Stato, in materia di sostegno e solidarietà ai migranti.

L’Istat, che supporta il Team, sarà prezioso alleato nella fase di elaborazione dei dati relativi all’impatto delle migrazioni sulla società calabrese, e valutare anche i numeri del costo delle politiche migratorie.

La realtà esterna, dunque, è il grande palcoscenico sul quale agirà, nelle prossime settimane, il team, bussando alle porte, chiedendo chiarezza ma soprattutto stringendo le mani e cercando convergenze con tutti quei settori della collettività che ritengono l’accoglienza e la solidarietà un mastice della coesione sociale.