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Raccontare la ricerca di dati e informazioni

Τὰ Στoναυτικά

Τὰ Στoναυτικά ovvero le Stonautiche

Vi sarete probabilmente chiesti come iniziò tutto . Noi, in quanto Stone-auti, siamo partiti alla ricerca di un bene prezioso….. no, non si tratta del Vello d’oro che, tra l’altro, era solo il manto di un ariete usato come setaccio e cosparso delle pagliuzze d’oro dei fiumi della Colchide. Siamo piuttosto interessati a scoprire un prezioso tesoro archeologico non molto distante dalla nostra scuola, il preistorico sito sicano di Mokarta. Ad esso sono stati destinati circa € 375.649,85 di un progetto FESR “VALORIZZAZIONE FINALIZZATA ALLA FRUIZIONE DELL'AREA ARCHEOLOGICA DI MOKARTA” co-finanziato dall’Unione Europea e realizzato dalla Regione Siciliana.

Curiosi di capire l’importanza di questo sito e del progetto che abbiamo scelto di monitorare, siamo andati alla ricerca di ulteriori dati, oltre a quelli iniziali pubblicati sul portale Opencoesione, selezionando siti e articoli online di cui abbiamo salvato i link utili a successivi approfondimenti; una archeologa di Salemi ed ex alunna del nostro liceo,ci ha fornito informazioni e documenti divulgativi sul sito, un CD ed un opuscolo,realizzati proprio con i fondi del progetto che stiamo monitorando. Abbiamo quindi appreso che nell’età del bronzo, tra il dodicesimo e decimo secolo a.C., la collina, chiamata poi Mokarta dagli arabi, era abitata dai Sicani , un popolo indigeno dedito all’agricoltura, allevamento, filatura e tessitura ed anche alla metallurgia, come attestato dai numerosi reperti portati alla luce.; il villaggio venne violentemente distrutto e abbandonato probabilmente a causa dell’incursione di un popolo straniero, gli Elimi, che si insediarono in tutta l’area , da Segesta a Erice e anche a Salemi ma la collina di Mokarta fu dimenticata per sempre. I primi ritrovamenti risalgono agli anni ‘60, quando vennero per caso rinvenute delle tombe a grotticella sul costone roccioso della collina, chiamato “cresta di gallo”, e, successivamente,due campagne di scavi condotte negli anni ’90, hanno permesso di rinvenire i resti di alcune capanne…o per lo meno, le basi in pietra di capanne circolari con un insolito doppio ingresso poiché la parte superiore in legno e argilla si è persa per sempre. Al centro della capanna un focolare e all’interno vasi e utensili lasciati esattamente in quella tragica giornata in cui gli abitanti scapparono in fretta e furia. In una capanna giace ancora lo scheletro di una ragazzina che portava in mano un vaso e che non riuscì a mettersi in salvo; venne chiamata Nina perché Antonino è il nome dell’operaio che la rinvenne durante la campagna di scavi. Il valore archeologico del sito è immenso perché è rimasto immutato per più di tremila anni, in quanto nessun altro insediamento ne ha distrutto o alterato le tracce. Per questa peculiarità alcuni archeologi lo definiscono“ la Pompei” della preistoria. Purtroppo, alla fine delle campagne di scavi, i resti delle capanne portati alla luce vennero coperti da lamiere per non rovinarli .Il progetto FESR ha permesso di rendere visibile e fruibile il sito mentre i manufatti rinvenuti sono oggi in mostra, restaurati, nel museo archeologico di Salemi. Grazie alla disponibilità di un funzionario dell’Assessorato Regionale, siamo riusciti a raccogliere alcuni importanti documenti, che i data analist avranno cura di analizzare, relativi all’opera realizzata: il disciplinare di gara, le ditte aggiudicatarie e il RUP di progetto. Avremo quindi modo di recuperare dati primari attraverso le interviste al RUP e ai funzionari della Soprintendenza di Trapani che hanno gestito il progetto anche se il principale attore, l’archeologo Sebastiano Tusa , purtroppo è stato una delle vittime del disastro aereo in Etiopia del 10 marzo 2019.

La nostra ricerca, comunque, non si fermerà solo all’analisi dei dati del progetto, a capire cosa è stato realizzato e come. Sappiamo purtroppo che il sito oggi si trova in stato di abbandono. Di chi è la responsabilità ? Averlo inserito nel Parco Archeologico di Segesta, come abbiamo appreso da una recente conferenza tenutasi a Salemi e a cui abbiamo partecipato, riuscirà a valorizzare questo nostro bene? Ecco i nostri futuri passi: abbiamo intenzione di intervistare non solo chi si è occupato di gestire i finanziamenti ricevuti, ma anche i funzionari del Comune di Salemi, il Sindaco, il direttore del museo, la Pro-loco per capire come mai un territorio ricco di storia e di beni archeologici, storici e culturali come il nostro, non venga valorizzato come dovrebbe; molti di noi, pur conoscendo il sito di Mokarta , non lo hanno mai visitato…. ed i turisti? Quanti lo visitano? quanti turisti arrivano a Salemi e quanti conoscono l’esistenza di Mokarta? La nostra area è sempre più economicamente depressa, con una disoccupazione in aumento come evidenziano i dati ISTAT che abbiamo visionato, eppure abbiamo beni che potrebbero rappresentare risorse turistiche per noi giovani e che purtroppo continuano a restare sotto una spessa coltre di polvere anche dopo essere stati scoperti. Noi Stone-auti proveremo a capire il perché e a trovare delle risposte. Se siete curiosi come noi, continuate a seguirci!