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Articolo di Data Journalism

Trieste: uno sguardo a un progetto nel settore educativo!

La ricerca che svolta dal gruppo "Vigiliamosulfuturo" vuole approfondire la tematica relativa all’occupazione e disoccupazione degli impiegati comunali nell'ambito educativo, comprendendo come mai i fondi stanziati dall'Unione Europea e non solo, non siano stati sfruttati per creare nuovi posti di lavoro nell'educazione come nidi, scuole dell’infanzia e ricreatori.

Iniziamo col prendere in considerazione la popolazione residente del comune di Trieste, che secondo l’stat, nel 2018 è di 204.338 abitanti, (l’87% della popolazione residente totale nella provincia di Trieste), 27.128 di questi vanno a scuola, dai nidi alle superiori. I nidi d'infanzia, destinati ai bambini dai 3 ai 36 mesi, hanno uno scopo sia educativo sia di supporto alle famiglie. Questo servizio viene eseguito in 17 strutture comunali che dal 2010 accettano il 40% delle richieste da parte delle famiglie. La scuola dell'infanzia, che comprende bambini dai 3 ai 6 anni, ha l'obiettivo di favorire la maturazione del bambino e viene gestita da 30 strutture comunali differenti che accolgono quasi la totalità delle domande.

Focalizzandoci sui ricreatori, possiamo notare come questi siano una realtà unica nel loro genere e soprattutto nel territorio nazionale. Nati nei primi anni del Novecento, per svolgere attività educative e di benessere degli individui promuovendoli in contesti di crescita individuali e di gruppo, in un ambito rionale e laico. Ad oggi ne sono in funzione 13, dove lavorano coordinatori, educatori e personale ausiliare.

Nel comune di Trieste nel 2018 (dato più recente ritrovato nell’archivio Istat) risultano esserci 20.012 soggetti di età compresa tra i 6 e i 18 anni che potevano usufruire dei servizi dei ricreatori, mentre parlando di strutture che possono accogliere bambini dai 3 ai 6 anni, anche dette scuole materne, la possibile domanda ammontava a 4296 bambini ed infine per le strutture che accolgono bambini dai 0 ai 3 anni (asili nidi), sempre parlando di possibile affluenza massima, era di 4650 bambini. Ci teniamo a ricordare che i dati qui presenti differiscono da quelli presenti dalle fonti Istat, siccome è stato utilizzato un sistema di media per le fasce di età che si sarebbero sormontate (come ad esempio la fascia di età dei 3 e 6 anni, le quali avrebbero potuto creare problemi, siccome siamo impossibilitati a dividere i gruppi per mese di età per capire quanti bambini effettivi avrebbero usufruito di una struttura e quanti di un’altra).

La forza lavoro presente nel comune, che comprende i disoccupati e gli occupati, è di 107.000 unità.  Dopo un’attenta analisi ai dati più recenti ritrovati nel portale Istat (2018), l’occupazione in generale risulta essere migliore rispetto quella nazionale dello stesso anno: Tasso di occupazione nella provincia di Trieste 68% (arrotondato per eccesso), mentre il tasso di occupazione nazionale si attesta al 58,8%. Ma non solo l’occupazione è migliore, anche il tasso di disoccupazione è minore di quasi 3% rispetto quello nazionale! Ci teniamo però a definirvi, prima di concludere l’argomento, che la disoccupazione ed il tasso di disoccupazione non tengono conto di tutta la popolazione, ma, di un gruppo ben specifico, ossia della fascia di popolazione tra i 15 ed i 64 anni. Mentre parlando di occupazione e tasso di occupazione si tengono in considerazione gruppi di persone che hanno 15 o più anni, hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito (in denaro o natura) oppure nella ditta famigliare (dove collaborano abitualmente) nell’ultima settimana ed in fine se sono assenti da lavoro per vari motivi per non più di 3 mesi.

Passando ora ad analizzare i fondi stanziati al fine di occupare personale relativi al progetto "Custodia e vigilanza nei servizi educativi integrati (nidi, materne, ricreatori)", classificato con il CUP: F96G15001420008. In data odierna (24/1/2020) non risultano ancora utilizzati, pur essendo iniziato da circa 5 anni. Dai dati rilevati dagli opendata di Opencoesione in tale progetto i fondi erogati per questo progetto sono così spartiti: 98.325 dall’Unione Europea, 68.828 euro forniti dallo stato italiano ed infine 29.498 euro dalla regione Friuli Venezia Giulia. Sempre dai dati rilevati dagli opendata di Opencoesione si può notare come l’occupazione iniziale sia cambiata da quella poi effettiva che avrebbe dovuto offrire il nostro progetto, difatti in un primo momento avrebbero dovuto essere disponibili 5 posti per le donne e 5 per gli uomini, mentre poi sono diventati 6 per gli uomini e 4 per le donne.

Sulla base di tutto ciò ci si chiede per quale motivo è presente un'offerta di solo 13 ricreatori per una  possibile domanda di 20.012 bambini nella fascia relativa ai ricreatori, ossia dai 6 ai 18 anni. Sono sufficienti le strutture comunali esistenti in base alla richiesta potenziale dei residenti che potrebbero usufruire dei ricreatori? Per quale motivo il nostro progetto non è ancora stato avviato e soprattutto, perché si stanno sprecando quasi 100.000 euro di fondi europei? Perché l’occupazione creata dal nostro progetto è maggiore per il genere maschile rispetto quello femminile?

Ci confronteremo prossimamente con un responsabile del nostro progetto e assieme a quest’ultimo daremo delle concrete e definitive risposte alle nostre domande, per far luce sulle problematiche sorte durante l’analisi e la stesura di questo articolo!