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Politiche di Coesione nelle scuole italiane

Articolo di Data Journalism

Chi ha paura dell'uomo nero?

Nella società della paura appare sempre più difficile parlare di accoglienza e integrazione. Il team humanITIS ci prova, ragionando di sangue e ossa, cemento e soldi. Il progetto “Missione accoglienza” è stato messo in piedi a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, incardinato sul FESR 2007-2013. Un plafond di 349.000 euro circa per adibire un edificio nella frazione Drosi a centro di accoglienza per migranti. Si tratta di fondi del “PON Sicurezza” tutti impiegati – al netto di una piccolissima somma di 6000 euro ancora da rendicontare – per un progetto che è entrato in esercizio nel 2015 fino al 2018. I dati, nudi e crudi – riportati nell’infografica statica 1 -  parlano di un successo in termini di programmazione, esecuzione e rendicontazione. Tuttavia i numeri raccontano solo una parte del discorso, e cioè le cifre da ragioneria non tengono conto dell’impatto sociale di un progetto. Un investimento nato in regime di emergenza dopo la triste pagina della rivolta dei migranti di Rosarno del gennaio 2010.

La Calabria è terra di frontiera, una cerniera tra il continente africano e l’Europa. Come è possibile apprendere dall’infografica statica 2, il 15% dei progetti totali italiani dedicati all’accoglienza sono allocati in Calabria. Sono 123 progetti che sono monitorati nel 2019 della filiera SPRAR con una divisione geografica tutto a vantaggio delle provincie più popolose, ossia quella di Cosenza e quella di Reggio Calabria. Si parla, dunque, di migranti che hanno comunque diritto ad accoglienza perché richiedenti asilo. Ma a questi, fatalmente, bisogna aggiungere un sottobosco enorme di migranti economici o cosiddetti “irregolari”, che soprattutto nella Piana di Gioia Tauro, in cui Rizziconi è inserita, fanno lievitare la popolazione migrante fino a 7000 unità. Una cifra enorme ancorché non ufficiale, ma desumibile attraverso i rapporti di associazioni umanitarie e sindacati. Unico esperimento di accoglienza finora riuscito è stato a Drosi – si veda l’infografica statica 3 - con la Caritas che ha agevolato l’affitto delle case sfitte agli immigrati, riuscendo così a creare utili ai proprietari e dare un riparo a basso costo ai migranti.

Attraverso l’infografica dinamica 1 si può notare, in termini numerici, come vi sia una fortissima disomogeneità nelle presenze dei cittadini extracomunitari nella Piana. Giusto per dare dei numeri, il comune di San Ferdinando, che conta una popolazione residente pari a 5.284 persone, ha al suo interno ben 1200 immigrati non comunitari. Questo dato contiene in sé il problema dell’accoglienza. Proprio a San Ferdinando sorge una tendopoli “ufficiale” voluta dal Ministero dell’Interno per dare ospitalità ai lavoratori africani che, altrimenti, starebbero in strada. Ma bisogna tenere conto di un’altra cosa: la legislazione in materia di immigrazione e le novità introdotte dai due “decreti sicurezza” varati dal Governo Conte I. Le regole si fanno molto più complesse e per poter rimanere sul suolo italiano i requisiti sono molto più stringenti, il che sta provocando l’aumento dei cosiddetti immigrati irregolari che vivono in alloggi di fortuna se non baraccopoli.

La proposta del team humanITIS c’è, ed è senza dubbio praticabile, ed è sintetizzata nell’infografica dinamica 2. Il concetto è molto semplice: non bisogna far gravare il peso dell’accoglienza soltanto su pochi comuni, altrimenti si innesca una potenziale nuova rivolta di Rosarno. Per fare ciò, il coordinamento dei sindaci della Piana – denominato “Città degli Ulivi” – dovrebbe provvedere a dividere, con l’aiuto della Prefettura di Reggio Calabria, i migranti in maniera sostenibile nei vari comuni del comprensorio, osservando due criteri: popolazione residente e vicinanza dai luoghi di lavoro. È necessario che vi sia un rapporto sostenibile tra residenti e migranti accolti, così come si deve tenere conto che i luoghi di lavoro sono concentrati soprattutto nella cintura che comprende i comuni di Rosarno, San Ferdinando, Rizziconi, Gioia Tauro, Melicucco, Polistena, Taurianova.

Fin qui, i dati e la proposta. Bisogna sottolineare che il progetto è stato regolarmente finanziato ed eseguito. Tuttavia il periodo di esercizio del centro di accoglienza è stato breve. Non vi sono molti dati sulla “vita” del progetto, appena quelli obbligatori legati ad OpenCoesione e alle gare d’appalto. Il dubbio è che parlando di politiche migratorie, in un territorio ferito da una rivolta e che subisce anche una criminalizzazione continua, sia il comune che la prefettura hanno pubblicizzato molto poco l’opera eseguita.

Il lavoro del team continuerà nelle prossime settimane sul campo: interviste agli amministratori di Rizziconi, all’associazionismo cattolico e laico presente sul territorio e, soprattutto, ai lavoratori stranieri della Piana. Non solo dati, ma una fotografia sullo stato dell’arte e una proposta concreta, da destinare a chi governa il territorio. Integrazione e accoglienza devono essere sostenibili e sostenute dall’Unione Europea.