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Articolo di Data Journalism

WESTERN SICILY E TURISMO: UTOPIA O PROGETTO?

La visita al Parco Archeologico di Lilibeo Marsala inizia alle dieci di un mattino di un inverno siciliano: il sole illumina il tufo giallo del portale del museo, il mare e il cielo sono una tavola di un azzurro porcellana uniforme, come dipinti da un bambino. Il sole, il mare, un parco archeologico e un museo ricchi di tesori: lo stereotipo del Sud, una calamita per frotte di turisti biondi, in maglietta e bermuda nel nostro incredibile gennaio. Una miniera!

Entriamo. Impiegati gentili e custodi in ogni sala, Tutto come da copione, tutto perfetto, manca solo un ingrediente: i turisti! Il nuovo allestimento mette in risalto i reperti, la nave punica svetta maestosa, ogni oggetto racconta la storia di un popolo, ma le sale sono desolatamente vuote.

I lavori, realizzati nel 2016, si devono ad un progetto del P.A.C. 2007/13, con un importo di €.3.672.811, ridotto a una spesa effettiva di €.1.924.522 per effetto di un ribasso su base d’asta del 32 % (grafico n.1). Soldi ben spesi, considerata la scarsa attenzione riservata dalla programmazione europea alla valorizzazione del patrimonio culturale (grafico n.2). Il Direttore dei lavori del progetto, Arch. Enrico Caruso (oggi Direttore del Parco), ci racconta la genesi della realizzazione, la progettazione affidata ad Invitalia per mancanza di tecnici interni, la scarsa aderenza ai moderni canoni della musealizzazione, la necessità di modificarlo. E, infine, le corse per spendere i fondi prima della scadenza, col rischio di perdere una così importante opportunità.

 

L’intervista all’Arch. Caruso e la disponibilità del Dott. Vito Vaiarello della Soprintendenza ai BB.CC. di Trapani ci hanno consentito di esaminare i dati e analizzare la composizione della spesa. Colpisce l’entità del ribasso, ci chiediamo se questo meccanismo sia corretto o non si presti invece a creare lavoro nero o a diminuire la qualità dei servizi e dei beni acquistati. Riscontriamo, subito, la notevole difficoltà di trovare open data. Non esiste, in Sicilia, la cultura del monitoraggio civico, del controllo dal basso della spesa dei fondi pubblici e, questa opacità, alimenta la corruzione e la sfiducia dei cittadini. Non si comprende l’importanza della trasparenza per “ricostituire” la fiducia dei cittadini verso la cosa pubblica e i suoi amministratori e, così, senza la luce delle informazioni “aperte”, nel buio tutti i gatti sembrano grigi e tutta la gestione dei fondi pubblici “sporca”.

 

Invece, grazie ai fondi europei, Marsala ha un museo degno di questo nome, due sale moderne e funzionali danno risalto ai reperti. Possiamo ben dire che l’Europa c’è, è vicina ai cittadini; i fondi europei arrivano e vengono spesi con criterio, nonostante i ritardi, le lungaggini burocratiche e le corse contro il tempo. Storia a lieto fine, quindi? Happy end, dissolvenza sul tramonto nel mare delle Egadi e futuro radioso in controluce? No, perché, nonostante il sole,il mare e il clima dolcissimo, il museo è desolatamente deserto. I dati dei visitatori sono impietosi (grafico n.3).

È utopia quindi immaginare per questo spigolo di Sicilia uno sviluppo basato sulla valorizzazione delle sue bellezze naturali e sui suoi attrattori culturali?

 

Il pensiero vola verso uno dei temi che ha infuocato il dibattito pubblico negli ultimi mesi: il depotenziamento dell’aeroporto Vincenzo Florio che, grazie a Ryanair, nel 2013 ha portato nella nostra provincia 1.878.550 passeggeri e, nel 2018, dopo l’abbandono della compagnia irlandese, ha visto arrivare solo 480.524 persone. Un dato sovrapponibile alla crisi dell’economia legata al turismo, che ha registrato un drastico calo delle presenze (infografica n. 2).

Il destino di una terra può essere legato esclusivamente alle sorti di un aeroporto minore? Soggetto ai voleri delle compagnie aeree low-cost e ai cicli, spesso imperscrutabili, della politica, nazionale e locale? Confrontando nell’infografica n.1 le presenze turistiche della provincia di Trapani con quelle della provincia di Agrigento, con attrattori culturali paragonabili a quelli trapanesi, ma penalizzata dall’assenza di un aeroporto raggiungibile in meno di 90 minuti e da una secolare carenza infrastrutturale, con una serie infinita di cantieri che rendono impercorribili le sue strade, ci accorgiamo che la differenza è schiacciante. La “Western Sicily” attrae e ha enormi potenzialità da sfruttare, ma presenta pesanti criticità, per la mancanza di una compiuta progettualità e di una condivisione attiva tra enti pubblici, associazionismo e imprese.

Occorrono idee fresche e competenze giovani che sappiano costruire strategie di marketing del territorio, perché, a cominciare da una narrazione ben costruita, si può cambiare il destino di un territorio che aspira a crescere. Su questo concentreremo l’attenzione, alla ricerca di energie ed idee che possano essere la “cassetta degli attrezzi” per i giovani che vorrebbero restare, lavorare e vivere in questo spigolo ad occidente.