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BRUCIA LA NOSTRA TERRA E BRUCIA IL NOSTRO CUORE

Sul portale di Open Coesione viene riportato così “ Progetto dell’importo di 900.000€ per interventi volti alla salvaguardia della superficie, della struttura e della salute del patrimonio forestale regionale e interventi di decespugliamento, tagli fitosanitari, diradamenti, piantagione ed opere accessorie da effettuarsi nel comune”.

Perché vi chiederete scegliere un progetto  il cui importo è destinato alla salvaguardia della superficie, della struttura e della salute del patrimonio forestale regionale?

Quando vivi in un’isola  come la nostra, territorio unico, insieme eterogeneo di ambienti, un alternarsi di profonde vallate, corsi d'acqua, montagne che si affacciano sul mare, un territorio incontaminato ricco di boschi di faggio, querce, castagni, uliveti secolari, frassini, non puoi rimanere inerme dinanzi  al disastro che ogni anno si perpetua durante le roventi estati siciliane. Ci riferiamo alla diffusione degli incendi boschivi che anche in questo 2020 ha registrato  un incremento esponenziale, rispetto alla media degli anni precedenti.

Quando si è trattato di scegliere il tema non abbiamo avuto dubbi. Già Stefano Mancuso, professore dell’Università di Firenze, fondatore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, che abbiamo avuto il piacere di incontrare  martedì 17 novembre 2020  in video conferenza, ci aveva allertato circa la necessità vitale di proteggere le piante. Lo scienziato di fama mondiale ci ha ricordato che al pianeta, oggi,  servono mille miliardi di alberi in più per riportare indietro l’anidride carbonica non a livello preindustriale ma comunque ridurre di ben due terzi il disavanzo cioè il surplus rispetto al periodo preindustriale.

Ed allora quando è giunto il momento di ricercare il progetto  le parole come :alberi, boschi, prevenzione, ambiente, sostenibilità, riduzione anidride carbonica, hanno cominciato a prendere campo e da qui la scelta di concentrarsi su un progetto che ci dia la possibilità di rispondere  ad alcune domande che poi sono quelle che si pongono  i comuni cittadini che ogni anno, puntualmente, si ritrovano  ad assistere al drammatico infernale  spettacolo  durante il quale bruciano i nostri boschi , le campagne a ridosso della nostra bellissima Palermo e le meravigliose riserve, attrazione per migliaia di turisti. Ogni giorno è un bollettino di guerra che serve a riempire la cronaca e i media. Si  infiamma la polemica, è un rimbalzo di responsabilità. Di chi sarà la colpa ? Come sempre si affastellano ipotesi di ogni genere:  le condizioni meteorologiche e climatiche ? La  diffusione di incendi volontari o da comportamento irresponsabile? Si tratta invece di comportamenti dolosi perpetrati da una moltitudine di soggetti: pastori in cerca di pascoli più ricchi e “puliti”, incendiari con motivazioni vendicative verso alcuni proprietari fondiari? Saranno  i comportamenti colposi legati a noncuranza, negligenza, imperizia e sottovalutazione del rischio come quelli degli agricoltori che bruciano i residui vegetali, dei turisti e campeggiatori distratti, di coloro che gettano mozziconi di sigaretta, dei parcheggiatori fuori strada ? Sarà colpa della scarsa  manutenzione a partire  dai viali tagliafuoco, quelle piste senza vegetazione che dovrebbero impedire agli incendi di propagarsi, non offrendo loro niente che possa bruciare? O sarà  forse colpa degli   operai forestali, un esercito di 22.000  lavoratori a tempo determinato, la metà di tutta Italia, uno ogni diciassette ettari di bosco , che dovrebbero controllare e curare i boschi a partire da maggio di ogni anno, ma non succede quasi mai perché i soldi per pagarli si trovano sempre all'ultimo e la manutenzione non parte che a giugno inoltrato, quando ormai è troppo tardi? Sarà colpa della scarsa organizzazione delle  Guardie Forestali da quando sono state smantellate, accorpate in tutta Italia all’arma dei Carabinieri, tranne in Sicilia dove dipendono da un assessorato diverso denominato Territorio e Ambiente ? Infine sarà forse colpa degli interessi che girano intorno agli appalti per i servizi  di soccorso dal cielo-Elicotteri e Canadair- nella mano dei privati?

Stanchi di tante ipotesi, talvolta strumentali e generiche abbiamo deciso di scegliere il progetto in questione per risalire la sorgente che ci porterà a comprendere il fenomeno incendi.

Il nome che ci siamo dati? TERRE BRUCIATE. Il nostro logo, creato e sviluppato dai nostri designers, raffigura l’elemento chiave del nostro progetto, ossia un fuoco che tende man mano ad ingrandirsi, bruciando ogni albero che incontra nel proprio tragitto: è possibile percepire la sofferenza di ognuno di loro, attraverso un’espressione afflitta e triste.

Il nostro team? Eccolo. Abbiamo scelto i ruoli dopo aver assistito alla 1^  lezione. Ecco chi siamo. Oltre a un nome abbiamo un volto che ritroverete nel blog delle nostre pagine social.

1. IL PROJECT MANAGER:   COLLETTI  

2. HEAD OF RESEARCH: PASSANTINO

3. DESIGNER:   LA BUA E D’ANDREA

4. STORYTELLER: BENFANTE , MANFREDI  e MARCHESE

5. ANALISTA:  ROMANO E BELLINGARDO

6. BLOGGER: SCAPELLATO e CAPARAS

7. CODER: SCLAFANI e FIUMEFREDDO

8. SOCIAL MEDIA MANAGER: BIONDO e BISCONTI

Abbiamo iniziato il nostro progetto di monitoraggio, oltre che di PCTO, venerdì 4 dicembre, quando la nostra classe, guidata dalla professoressa Mariolo e dalla professoressa Lo Pinto, ha partecipato al primo incontro in cui sono stati presenti anche il dottor Caeti e la dottoressa Costa, referenti centro EDIC/CDE Carrefour Europeo Sicilia ed esperti di Antenna Europa, che ci hanno illustrato la prima parte di questo nostro percorso.

Il metodo di lavoro c’è molto piaciuto: apre una prospettiva al lavoro di gruppo, alla condivisione con i docenti, all’obiettivo da raggiungere per il bene comune. Certo i tempi sono un po’ stretti e talvolta non è stato facile coniugare gli impegni scolastici routinari dei compiti con l’aggiornamento delle pagine social che abbiamo creato e che dobbiamo aggiornare. Anche la scrittura del report si presenta come una sfida ma ce la metteremo tutta. Cosa ci aspettiamo? Quali sono i nostri obiettivi? Non cerchiamo colpevoli o responsabili di incendi ma vogliamo cercare di capire ad esempio come viene gestito il problema degli incendi nella nostra regione, chi se ne occupa, se esiste un piano per salvaguardare i boschi e prevenire gli incendi e quanti fondi vengono destinati alla causa. Siamo principalmente interessati a capire perché non investiamo di più in prevenzione piuttosto che pagare  i servizi  aerei a delle cifre esorbitanti. Sono 15.000 mila gli euro che paghiamo all’ora  per far  spegnere un fuoco ad un Canadair e 5000 euro sempre all’ora spendiamo per un elicottero. A queste domande ci siamo dati delle prime risposte che comunque meritano una ricerca più approfondita e soprattutto un incontro con i nostri interlocutori come  la Guardia Forestale, i  Vigili del Fuoco, la  Protezione Civile che collabora con il COAU (Centro Operativo Aereo Unificato) che comanda e controlla tutti i mezzi aerei resi disponibili per lo spegnimento degli incendi e anche con CFC (Centro Funzionale Centrale) , ma non trascureremo la voce degli operatori forestali e delle autorità regionali. Daremo nomi e volti a questi uffici, ci faremo raccontare e vi terremo informati. Seguiteci.