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Acqua, un diritto da salvaguardare

Il diritto all’acqua è un’estensione del diritto alla vita, introdotto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948.Per riconoscere tale diritto in forma esplicita, però, bisogna aspettare una risoluzione delle Nazioni Unite del 26 Luglio 2010, con cui viene riconosciuto il diritto all’acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici” come “un diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”. Il fatto è che l'acqua è si un bene ambientale, è si un alimento primario per gli esseri viventi, ma proprio per questo fa gola a tanti che ne vogliono trarre profitto, dimenticando che essa è un anche un diritto umano. il Parlamento Europeo solo recentemente, nel 2015, ha approvato una relazione diretta ad inserire il diritto umano all’acqua nella legislazione comunitaria, definendo obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri. Di riflesso anche nell’ ordinamento italiano è solo disciplinata la qualità dell’ acqua destinata al consumo umano (D. Lgs. 31/2001), ma non è sancito espressamente il diritto all’ acqua come diritto fondamentale, sebbene esista un disegno di legge (N. 1845 art.2) in cui si riconosce l’acqua quale diritto inalienabile per il cittadino.

Per fortuna, il nostro Paese è tra i più ricchi d’acqua: mediamente le precipitazioni piovose ammontano in volume a circa 300 miliardi di metri cubi ogni anno, tra i più elevati in Europa e nel mondo. Tuttavia, la disponibilità effettiva di risorse idriche, cioè quella effettivamente utilizzabile, è secondo alcune stime solo 58 miliardi di metri cubi, quasi 1000 mc pro capite. Chiaramente solo una parte di questa risorsa idrica sarà usata come acqua potabile.Contrariamente a quanto si può pensare, anche la Calabria è ricca di acqua. L’ente gestore della distribuzione dell’ acqua in Calabria, la Sorical, distribuisce ogni anno circa 270 milioni di metri cubi di acqua attraverso 160 schemi acquedottistici. Allora facciamo due conti: dato che il consumo medio pro capite di acqua è circa 250 l/giorno, moltiplicando questo fabbisogno per i giorni dell’ anno e al per i 2.000.000 di abitanti della Calabria, troviamo che il fabbisogno annuale è di 182,5 milioni di  mc contro i 270 disponibili. Possiamo concludere che di acqua potabile ce n’è abbastanza. Purtoppo però, i dati Istat ci parlano di dispersioni idriche oltre il 40% e spesso i giornali ci parlano di “crisi idrica”, di cattiva qualità dell’ acqua potabile e di interruzioni del servizio idrico che si riscontrano in varie zone della nostra provincia. Il “processo dell’Alaco”, sulla malagestione dell’omonimo invaso, iniziato nel 2012, si è concluso per prescrizione dei termini. Per non parlare degli allacci abusivi e della gestione fallimentare delle tariffe, con i Comuni che non riescono a riscuotere le bollette e sono costantemente in perdita. Da questi problemi vorremmo partire con la nostra ricerca. Cercheremo di seguire l’acqua, dalla captazione alla distribuzione nelle nostre case, per scoprire il perché della crisi idrica diffusa su tutto il territorio calabrese, che lede il diritto di ciascuno all’ acqua potabile.

Per fare ciò seguiremo nello specifico un progetto finanziato dall’ Unione Europea,  di ingegnerizzazione delle reti idriche di Vibo Valentia (la nostra provincia ed anche il luogo in cui andiamo a scuola) che punta a migliorare e rendere più efficiente la manutenzione, a fare una mappatura delle condotte, e ripararle o sostituirle solo nel punto in cui serve, mediante controlli automatici per la ricerca di perdite e per il monitoraggio della rete idrica. Tale progetto, che prevede investimenti e lavori per un importo complessivo di 3 Milioni di euro risulta iniziato nel 2018, e avrebbe dovuto  concludersi entro Dicembre 2020, ma in realtà, a giudicare dai pagamenti erogati che sono visibili sul sito di OpenCoesione, solo il 20% di quanto preventivato è stato realizzato. La nostra ricerca punta nei prossimi mesi a capire perché questo progetto non è stato ancora completato, evidenziare le criticità all’ opinione pubblica, e proporre ove possibile suggerimenti utili per la futura gestione di un bene primario quale è l’acqua.