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Articolo di Data Journalism

Ripartiamo dalla Cavallerizza

Concepita come Accademia Militare al servizio di casa Savoia e della nobiltà piemontese, la Cavallerizza ha subito nei secoli una serie di trasformazioni. Da sede della Famiglia Reale, a luogo di ricovero dei mezzi della Polizia di Stato, a stabile abitato da funzionari pubblici.

Nel 1997 l'intera area diventa, insieme alle residenze sabaude, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO. Secondo il quotidiano Repubblica, infatti: “Il loro insieme offre una panoramica completa dell'architettura monumentale europea nei secoli XVII e XVIII, utilizzando lo stile, le dimensioni e lo spazio per illustrare in modo eccezionale la dottrina prevalente della monarchia assoluta in termini materiali". Una struttura di riferimento per la cultura italiana rinascimentale e non solo, che necessita della giusta attenzione.

Nel 2007, esattamente dieci anni dopo, la vendita da parte del Demanio del complesso attraverso la cessione al Comune di Torino, con l'impegno da parte di quest'ultimo di procedere ad un recupero del compendio. I costi dell'operazione ammontavano, nel 2007, a € 14.172.520,00.

Il 30 marzo del 2011 viene stabilito il primo prezzo di acquisto, da parte delle società IPI/YARD che gestisce le trattative di vendita della Cavallerizza: €11.474.000,00 con avviso di asta pubblica.

Nel 2013 la situazione si aggrava: il Teatro Stabile di Torino rinuncia ufficialmente a usare la Cavallerizza per i suoi spettacoli.

Nel 2016, dopo quasi 20 anni dal primo intervento, vengono finalmente stanziati dei fondi di natura considerevole: circa 15 milioni di euro, per interventi di restauro e valorizzazione della Cavallerizza e dei Giardini Reali di Torino.

Quasi vent’anni di tentativi, ma pochi – pochissimi risultati tangibili. Ad oggi, la Cavallerizza rimane in un profondo stato di abbandono e la comunità torinese nutre ben poche speranze per la rivalutazione di questo bene fondamentale.

Una situazione, quella della Cavallerizza, che rispecchia inesorabilmente la realtà giovanile torinese: priva di spunti creativi e sempre monotona, rinchiusa in uno spazio stretto che non le appartiene, e che non merita.

Ecco, dunque, che la Cavallerizza può trasformarsi in un punto di partenza per un rinnovamento più ampio, che vada aldilà delle sue mura, dei suoi confini, ma che rappresenti, nella pratica, una forte dichiarazione istituzionale rivolta, finalmente, ai giovani.

Proprio per i giovani è necessario rendere al più presto questo luogo trascurato un luogo nuovo, concepito e realizzato per far fronte alle esigenze di tutti gli studenti che ricercano l’eccellenza e vogliono farlo nei luoghi dove l’eccellenza matura. La Cavallerizza può essere questo luogo: un ambiente accogliente, ampio e sicuro, posizionato nel centro di una grande città universitaria come Torino che, se opportunamente attrezzato, potrebbe offrire un vero supporto a tutti gli iscritti degli atenei torinesi, e non solo.

Fin da subito, abbiamo sentito la necessità di identificare attraverso dati autorevoli il numero di studenti che potrebbero potenzialmente usufruire di questa iniziativa. Lo abbiamo fatto raccogliendo, in particolare, i dati provenienti dall’Osservatorio sul Sistema Formativo Piemontese (http://www.sisform.piemonte.it/) riguardanti il numero di iscritti agli atenei torinesi nell’anno scolastico 2018/2019. La combinazione di questi primi dati con ulteriori archivi provenienti dal Portale Unico del Ministero dell’Istruzione (http://dati.istruzione.it/), ci ha permesso di ottenere il quadro complessivo di cui necessitavamo.

Il 70% degli iscritti negli atenei torinesi è rappresentato da 76mila studenti provenienti dall’Università di Torino, mentre il restante 30% è rappresentato da 33mila studenti provenienti dal Politecnico di Torino. Un bacino di studenti che, soprattutto dopo la chiusura dell’aula studio in Via Verdi (unico ambiente a disposizione nel centro di Torino), potrebbe facilmente usufruire della nostra proposta.

I dati del MIUR affermano, inoltre, che uno studente su due riesce a trovare una sistemazione all’interno degli alloggi universitari, i quali sono ben collegati alla Cavallerizza. Le linee di trasporto pubblico 3, 16, 13, 15, 18, 68, 6, 55 e 56, permettono anche agli studenti provenienti da zone non limitrofe al centro di Torino, di raggiungerlo facilmente; grazie a una stretta comunicazione tra noi e alcuni membri del Gruppo Torinese Trasporti, abbiamo stimato che la zona coperta da tali linee sarebbe particolarmente ampia, estendendosi, infatti, per circa 15 chilometri e raggiungendo anche alcune città nella provincia di Torino (come Borgaro Torinese, Caselle Torinese e Druento).

Tutti i dati raccolti confermano le nostre ipotesi: la Cavallerizza può cambiare e può farlo in meglio, al servizio della comunità torinese che da vent’anni attende con speranza. La nostra iniziativa è ambiziosa e richiederà tempo, risorse e doti persuasive, ma siamo pronti a investire in tutto questo, per tutti i giovani studenti torinesi che arriveranno dopo di noi.