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Politiche di Coesione nelle scuole italiane

Articolo di Data Journalism

I fondi della Comunità Europea per l'Inclusione Sociale: quanti, come vengono utilizzati, chi li riceve?

Il nostro progetto parte dalla volontà di rispondere ad un valore morale in cui crediamo molto: aiutare chi è in condizioni di difficoltà e svantaggio. Offrire loro un ruolo attivo nella società, attraverso il lavoro che permette di raggiungere una stabilità economica, relazionale, emotiva, sono azioni portate avanti da uno Stato democratico e dalle priorità politiche che sceglie di perseguire. L’inclusione delle persone vulnerabili è un obiettivo condiviso da tutti gli Stati membri della Comunità Europea senza distinzione geografica, culturale, economica. Queste sono chiamate politiche di coesione e il loro scopo è quello di ridurre la disparità tra gli stati e promuovere uno sviluppo economico sociale e territoriale più equilibrato. Siamo in Europa.

il Fondo Sociale Europeo (FSE) è lo strumento dell’UE dedicato alle persone  vulnerabili e svantaggiate.  

In Italia nel ciclo di osservazione 2014-2020 sono stati stanziati dal FSE per INCLUSIONE SOCIALE 5,8 miliardi di euro, di questi sono arrivati in ER 157 milioni di euro, che hanno finanziato 1171 progetti di inclusione sociale distribuiti su tutto il territorio regionale, che  si occupano di acquisto di beni e servizi, infrastrutture e contributi economici alle persone.                                                                                Dalla lettura del documento Piano Operativo Regionale sappiamo che la regione ER ha posto l’inclusione sociale tra gli Obiettivi Tematici da promuovere e migliorare. In particolare, attraverso la legge regionale 14/2015 del 30 luglio 2015 che si propone di realizzare interventi di inclusione lavorativa e sociale attraverso l’integrazione di vari servizi pubblici.

Rispetto agli indici di disoccupazione e povertà, i dati ISTAT dicono che nella nostra Regione si rileva un tasso di disoccupazione (5,5%) più basso rispetto alle altre regioni d’Italia (+10%) anche se in aumento negli ultimi anni. Per quanto riguarda il tasso di povertà abbiamo un 5,5% di persone che vivono in condizioni di povertà contro un 14,7% dato medio nazionale.

La nostra domanda di ricerca si ricollega a questi dati Istat perché vorremmo capire quante persone considerate fragili e vulnerabili, accolte dai servizi pubblici integrati, hanno alla fine trovato lavoro uscendo da una situazione di povertà. 

Da una prima analisi , riportata nella clausola valutativa della regione ER (un mandato il cui fine è di comunicare all'organo legislativo una serie di informazioni), emerge che dei 5.762 utenti presi in carico nel 2018, il 63% risultavano disoccupati nel 2016, e il 77% lo erano nel 2017. Se si verifica quanti di questi abbiamo mantenuto lo stato di disoccupazione in entrambi gli anni si nota come la percentuale arrivi all’81,9%.  Questo risultato ci fa capire che un gran numero di utenti presi in carico versava già in una condizione di disoccupazione cronica e di lunga durata, rendendo più difficile l'uscita da tale situazione.

Ma come vengono individuate le persone bisognose di aiuto? 

La presa in carico della persona, è regolata dalla legge 14/2015 ed è attuata da un’equipe multifunzionale, composta da assistenti sociali, personale sanitario e operatori dei centri per l'impiego. L'equipe si occupa della valutazione degli utenti per metterne in rilievo i punti di forza e di debolezza ed  offrire una poposta personalizzata che può comprendere interventi di formazione, accompagnamento al lavoro, tirocini, aiuti economici. L’adesione al programma viene formalizzata con la firma di un PATTO di SERVIZIO dove i soggetti vulnerabili si impegnano a seguire il programma di interventi che saranno attuati dai soggetti accreditati ( che posseggono determinati requisiti e che ottengono i finanziamenti del FSE). 

Gli interventi attuati dai soggetti accreditati possono consistere in:  

  • percorsi di formazione 
  • tirocini formativi
  • orientamento  
  • sussidi economici

La regione E-R e l’assemblea legislativa operano un monitoraggio costante su tutti gli attori che prendono parte al percorso: equipe multifunzionale, utenti che richiedono supporto e centri accreditati.                                                        

Per aiutare il lavoro di valutazione dell’equipe multifunzionale nel 2016 è stato deliberato l’uso di un questionario da sottoporre all'utenza per stabilire l'indice di fragilità.  I risultati ottenuti determinano la porta di accesso ai servizi: se il valore ottenuto nel questionario è basso gli individui sono aiutati attraverso i centri per l’impiego; se il valore è medio sono seguiti dall’equipe multifunzionale (nel 2019 sono 11000 persone); se invece è alto significa che la situazione è così complessa che potrebbe essere prematuro un intervento in termini di formazione orientamento tirocinio ecc., bisogna prima stabilizzare la situazione di emergenza.                                                             

In ER, nel 2019 sono state 25.000 le persone che si sono rivolte ai centri d’impiego per essere aiutate ad inserirsi nel mondo del lavoro. Sono stati 11.000 i soggetti che hanno firmato un patto di servizio sotto la tutela dell'equipe multifunzionale. Le altre 14.000 persone hanno scelto di non sottoscrivere il patto di servizio e di fatto sono state reindirizzate ai centri per l’impiego per continuare un percorso di reinserimento senza sostanziali obblighi. I dati citati precedentemente citati  sono stati forniti dai responsabili della regione E-R. Non siamo riusciti ancor a documentare il dato sul lavoro: gli 11.000 soggetti hanno trovato lavoro? l'hanno mantenuto?               

Forse riusciremo a recuperare questi dati più dettagliati attraverso il nostro progetto che si occupa di monitorare i fondi Europei che finanziano CSAPSA, un centro di analisi di psicologia e sociologia nato a Bologna nel 1977 e dal 1999 accreditato come ente di formazione. In particolare, il nostro obiettivo è quello di verificare che gli interventi promossi siano effettivamente utili all’inclusione sociale. 

Il progetto di CSAPSA si dovrebbe concludere il 31 marzo 2021, ma a causa della pandemia da COVID-19, probabilmente subirà dei ritardi. 

Gli utenti di CSAPSA sono persone con disabilità, disagio sociale, dipendenze patologiche, migranti, ex detenuti, soggetti che hanno subito violenza, in condizione di solitudine, disoccupati da molto tempo, migranti. 

Nei prossimi mesi avremo l’opportunità di incontrare i responsabili di CSAPSA per un’intervista di approfondimento sui percorsi proposti agli utenti e sui risultati ottenuti.

In conclusione, abbiamo capito che valutare un percorso formativo e l'eventuale inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto in questo periodo di pandemia, non sarà un'operazione facile, poiché bisogna valutare processi che possono essere molto lunghi e graduali e si devono prendere in considerazione una molteplicità di fattori che possono condizionare l'inserimento sociale e lavorativo delle persone (fattori personali legati al caratterre alla salute ma anche fattori culturali, religiosi e non ultimi i fattori legati all'efficacia del percorso formativo).