Contatti

Open Data, Monitoraggio Civico,

Politiche di Coesione nelle scuole italiane

Raccontare la ricerca

La metafora delle farfalle

La nostra ricerca ha avuto inizio da un brainstorming per decidere il nome del team: tra le tante proposte, alla fine, la nostra scelta è ricaduta su “Butterfly Street”. “Butterfly”, che in inglese significa farfalla, sta ad indicare qualità prettamente femminili come la leggerezza, la vivacità ma anche la fragilità. Inizialmente la farfalla è un bruco che, attraverso un processo di metamorfosi, assume sembianze diverse, lontane da quelle iniziali; per questo abbiamo accostato questo fenomeno naturale al processo di liberazione delle donne: dalla sottomissione, anche violenta, alla leggerezza delle magnifiche farfalle. Il nome del nostro team è anche legato al celebre “Effetto farfalla” ovvero alla convinzione che il minimo battito d’ali sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo; nel dettaglio: una singola donna che denuncia, che batte le sue ali contro le violenze subite e chiede auto, può essere da sprono per tutte le altre donne che si trovano nella sua stessa situazione generando un vortice di concatenazioni positive. Per concludere il nome del nostro team si rifà anche alle tre sorelle Mirabal che – nella repubblica Dominicana - passarono alla storia come “Les Mariposas” (le farfalle) per il coraggio dimostrato nell’opporsi alla dittatura di Rafael Leònidas Trujillo, lottando in prima persona per i diritti delle donne. Il 25 novembre del 1960 le tre sorelle furono fermate per strada mentre si recavano a far visita ai mariti in carcere, furono picchiate con dei bastoni e gettate in un burrone. Quella data è divenuta un simbolo: la giornata internazionale contro la violenza sulle donne! Il nome del nostro team include anche il termine “street” che in inglese significa strada e simboleggia la nostra volontà di creare un sentiero, un percorso a cui invitiamo tutti a partecipare per sostenerci e insieme sostenere le donne vittime di violenza. L’intero nome del team è poi racchiuso nel nostro semplice logo che mostra come sfondo un cielo azzurro e terso nel quale svolazzano farfalle rosse con contorni neri. Le farfalle sono rosse in quanto rosso è il colore identificativo della lotta contro la violenza sulle donne e rosso è anche il colore della scritta “Butterfly” che emerge in primo piano insieme alla scritta “Street” all’interno di un cartello stradale. Per poter scegliere il nostro logo abbiamo chiesto anche l’opinione delle persone che ci seguono sui social attraverso sondaggi e attività creative. Ritornando invece al nostro progetto, esso prevede la realizzazione di un intervento di sostegno all'inclusione socio-lavorativa delle donne vittime di violenza, attraverso servizi di accoglienza ed orientamento e con l’attivazione di tirocini di inserimento o reinserimento al lavoro. I primi passi che abbiamo compiuto, anche se da remoto, ci hanno indotto a visionare il progetto scelto sul sito di “OpenCoesione” e a ricercare, lo stesso, sui siti web dei comuni del distretto C05 (Marcianise, Capodrise, Recale, Portico di Caserta, Macareta Campania e San Marco Evangelista). Abbiamo così reperito la locandina pubblicata nei vari comuni e relativa all’inizio della progettualità e la abbiamo confrontata con i dati riportati sul sito di “OpenCoesione”. Successivamente siamo passati alla creazione dei nostri profili social che gestiamo con molta cura e attenzione e siamo attive ogni giorno postando o suggerendo nelle storie nuovi contenuti. Ci sono stati di supporto in questa fase iniziale il centro “Europe Direct Caserta” con la dottoressa Antonia Girfatti, il professore Domenico Rosato, amico di ASOC e l’associazione “Volontà donna” rappresentata dalle dottoresse Marika Orfanelli (presidentessa) e Giovanna Menditto (vice presidentessa); con loro abbiamo interagito in una conferenza, dalla quale abbiamo tratto importanti informazioni. In seguito siamo riuscite ad avere il contatto telefonico dell’assessore alle politiche sociali del comune di Marcianise, la dottoressa Sara Mezzacapo, e grazie a questo importante anello di connessione siamo riuscite a porre le nostre domande a chi saprà darci i giusti chiarimenti. Inoltre, dalla locandina dell’avvio del progetto, reperita dal sito web del comune di Marcianise, siamo risalite alla società cooperativa “Spazio Donna” che ha collaborato con i comuni del distretto C05 riguardo un progetto per noi particolarmente stimolante e dunque ci siamo subito mobilitate per metterci in contatto con la presidentessa di questa società cooperativa, la dottoressa F. Nobifero. I primi dati sul nostro progetto li abbiamo ricavati dal portale “Opencoesione” e abbiamo notato che i pagamenti per questa attività non erano stati ancora effettuati, come se il progetto non fosse mai iniziato. Per assicurarci della validità di queste informazioni le abbiamo confrontate con delle locandine presenti sui siti web dei comuni del distretto C05, sulle quali era riferito che il progetto era iniziato. Per una maggiore chiarezza, abbiamo ricercato la dottoressa Nobifero, la quale è in possesso dei dati relativi all’intero distretto e per questo le abbiamo posto diverse domande per chiarire la situazione e ricavarne valide informazioni. Purtroppo siamo ancora in attesa di una sua risposta. Intanto, proseguendo con le nostre ricerche, abbiamo parlato con l’assessore, Sara Mezzacapo, per le politiche sociali del comune di Marcianise, e con la dottoressa Antonia Girfatti del centro “Europe Direct Caserta”. Quest’ultima ci ha, invece, fornito utili consigli anche in merito alla gestione dei nostri social. Abbiamo poi conosciuto meglio e dialogato con le dottoresse Marika Orfanelli e Giovanna Menditto dell’associazione “Volontà donna” e abbiamo appreso che la sede è sita in Marcianise e la stessa è stata creata per supportare le donne vittime di violenza. Anzitutto loro ci hanno fornito una visione generale della situazione in Campania riferendoci che la percentuale dei casi presenti è pari a 6,5% e che lo scopo della loro associazione è quello di accogliere, affiancare, sostenere e accompagnare le donne, fino al progetto di uscita. Da gennaio a novembre 2020 sono state seguite ventitré casi di violenza, da quella sessuale a quella psicologica ma solo due hanno portato a termine la denuncia e i rispettivi compagni sono stati ammoniti. Dieci donne hanno abbandonato il proprio tetto coniugale e si sono trasferite in altri comuni o paesi; una soltanto è stata collocata presso il centro anti violenza di Casal Di Principe. Se le donne che abbandonano il tetto coniugale lo decidono autonomamente, allora verranno accolte dalla propria famiglia o dai propri amici; nel caso in cui è l’associazione a dover trasferire la donna, ella sarà collocata in un diverso comune, per evitare eventuali rischi. Dieci donne non hanno più continuato il percorso ma comunque vengono contattate almeno una volta al mese dall’associazione. Altre donne che chiedono aiuto, invece, restano nell’anonimato e vengono seguite telefonicamente. L’assistenza legale e psicologica che Volontà Donna offre è gratuita e collabora con le istituzioni presenti sul territorio (forze dell’ordine, pronto soccorso, assistenti sociali). Tra le persone che si rivolgono all’associazione vi sono anche adolescenti tra i quindici e i sedici anni. Le psicologhe hanno riferito che la prima persona che si è risvolta all’associazione è stato un uomo che subiva violenza psicologica da sua moglie ma comunque non è mai avvenuto che un uomo riconoscesse di esser stato violento con la propria compagna e che desiderasse intraprendere un percorso di miglioramento personale. Purtroppo a Marcianise non esistono centri anti-violenza pensati come case-famiglia, a Caserta si. Anche nell’aversano ce ne sono e spesso si trovano all’interno dei beni confiscati. Inoltre ci sono molti conventi che accolgono e aiutano persone, indipendentemente dal tipo di problemi dai quali sono afflitti. Un esempio è quello di Suor Rita Giaretta che fino a pochi mesi fa, a Caserta, accoglieva donne vittime di prostituzione.