Lingue

User info

Contatti

Open Data, Monitoraggio Civico,

Politiche di Coesione nelle scuole italiane

Articolo di Data Journalism

ScaviAMO nella Cultura - i Dati Commentati

Il travertino è uno dei più antichi materiali da costruzione, adoperato dai Romani. Il suo nome deriva dal latino lapis tiburtinus, “pietra di Tivoli” poiché a Tivoli (Roma) vi sono le più estese ed antiche cave italiane, coltivate da oltre duemila anni.

Il travertino è una roccia sedimentaria di origine chimica. La sua deposizione è dovuta alla precipitazione di carbonato di calcio (CaCO3) da una soluzione soprassatura per effetto della degassazione dell’anidride carbonica (CO2) in essa disciolta, secondo la seguente reazione:

Ca(HCO3)2 → CaCO3 + H2O + CO2

 (www.geositidisicilia.it)

Nel territorio di Alcamo si trova una delle più importanti “coltivazioni” di Travertino  utilizzata sin da tempi remoti, ormai in disuso ed abbandonata.

Il recupero delle  ex cave di travertino potrebbe diventare elemento di grande rilevanza  culturale e storica per Alcamo. Poiché all'interno delle cave, sin dai primi anni del ‘900, sono stati ritrovati fossili e altri reperti di impareggiabile  valore preistorico, appartenenti a un elefante nano e a un Elephas falconeri, oltre a fossili di uova di tartaruga. Questi reperti, oggi, sono conservati presso il Museo di paleontologia e geologia di Palermo. Nonostante il sito presenti elementi che lo rendono unico nel panorama internazionale dei ritrovamenti paleontologici,  è finito nell'oblìo, sconosciuto anche dagli abitanti della città; poco valorizzato, tanto da diventate una discarica abusiva, rovinando così la bellezza di un  posto traboccante di storia.

Dopo l’approvazione del progetto “ALCAMO-RIQUALIFICAZIONE AREE EX CAVE DI TRAVERTINO E REALIZZAZIONE ANFITEATRO ZONA ORTO DI BALLO E SERVIZIO DELLA CITTADELLA DEI GIOVANI”  

il geologo Antonio Bambina e l'ing. Anna Parrino, hanno richiesto l’istituzione di un geosito. Il risultato è stato ottenuto con il riconoscimento di “sito geologico di interesse mondiale”.

L’Unione Europea ha erogato un finanziamento di € 4.065.546,20 con inizio lavori il 18/06/2012 e fine il 13/11/2015. Secondo i dati riscontrati su OPENCOESIONE,  il finanziamento è stato utilizzato solo per il 98%, però, secondo la testimonianza dell'ingegnere Parrino, i fondi sono stati completamente utilizzati. Il primo pagamento è stato erogato il 07/08/2012  mentre l'ultimo ha data 28/12/2015, nel corso di questi tre anni il flusso dei pagamenti non è stato regolare. Come si evince dal grafico 1 i pagamenti si sono concentrati nella date 15/12/2014 per una cifra di € 300.000,00, 11/08/2015 di € 821.022,34, 24/11/2015 di € 960.330,40 e del 28/12/2015 di € 1.630.227,56.

In seguito ad una attenta analisi del quadro dei pagamenti, possiamo affermare che sono stati effettuati pagamenti destinati in particolare grafico2:

 

  •  i lavori  di mano d'opera non soggetto a ribasso hanno portato ad una spesa di € 1.594.034,08
  • i lavori di Perizia al netto del Ribasso la cui spesa è di €1.372.724,10
  • premio di accelerazione gg60 di €178.151,06
  • identità esproprio aree e atti amministrativi e catastali con €128.063,02

 

Le spese maggiori hanno  riguardato i lavori manuali e i lavori di perizia  che corrispondono, a circa il 27% della spesa effettuata complessivamente.

 

I fondi stanziati dall'UE sono serviti alla riqualificazione del sito geologico e alla costruzione di un anfiteatro, ma l'UE non è stata l'unica a dare il contributo economico per la realizzazione di questo bene storico-culturale. In relazione al grafico3, i fondi del finanziamento sono stati erogati dall'UE per un totale di  € 2.977.894, dallo Stato per un totale di € 142.026,  dalla Regione per un totale di 850.586 e dal Comune per un totale di 75.393. Il progetto è stato portato a termine nel 2015. Nonostante il completamento dei lavori il sito continua ad essere sconosciuto alla cittadinanza e al territorio limitrofo, ricevendo anche recensioni  negative dai visitatori dovute, citiamo testualmente, allo stato di”incuria”, in cui il sito viene trovato. 

Uno dei problemi principali è il suo inutilizzo, ma dall'intervista al geologo Bambina è stato chiarito che non viene utilizzato per mancanza di alcune opere di messa in sicurezza; opere che nel tempo, con l'aiuto dell'ingegnere Parrino A. (responsabile del geosito) e dell’amministrazione comunale, saranno completate. 

Non fidandoci delle recensioni trovate su internet, abbiamo fatto noi stessi  un sopralluogo, notando che l’area, effettivamente, mostra una nota di “incuria” e necessita  di manutenzione. 

Ad oggi, si notano rifiuti sparsi che “inquinano” la bellezza del luogo, una folta vegetazione, non curata, così tanto cresciuta da coprire i reperti, come le uova di tartaruga, incastonate nel travertino.

Tutto ciò nell'insieme rende al visitatore poco attraente la fruizione del GEOSITO, che con poco, potrebbe essere reso molto più accattivante e diventare simbolo e luogo della cultura del territorio.

Per questo ci sentiamo moralmente  in obbligo, ed invitiamo con forza, tutta l’amministrazione affinchè si spenda per risolvere nel più breve tempo possibile i problemi riscontrati.