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Politiche di Coesione nelle scuole italiane

Articolo di Data Journalism

LA NOSTRA ARABA FENICE

 

La Dogana è sempre stato un ufficio pubblico di rilevante importanza; ritroviamo testimonianza della sua esistenza già nell’antica Grecia, così come nell’antica Roma, infatti il termine “dazio” deriva dal latino DARE.

La Dogana di Avellino risale all’ XI secolo, ed ha ricoperto per secoli un ruolo di grande importanza economica, essendo collocata in una posizione strategica sulla via di transito del grano dalle Puglie verso Napoli.

Nel corso dei secoli, dall’XI al XVII secolo, ha acquisito un ruolo sempre più ampio: da semplice deposito di derrate è diventata il fulcro politico, burocratico e commerciale della città, alla stregua di una moderna “borsa merci”. Purtroppo, la sua storia è stata costellata di episodi tragici, che ne hanno causato un triste tramonto. Durante la terribile peste del 1656 cadde in uno stato di abbandono, ma grazie al principe Caracciolo, che ne commissionò la ristrutturazione all’architetto Cosimo Fanzago, fu oggetto di un imponente restauro che arricchì la disadorna facciata dell’immobile di fregi e statue. Poco dopo, tuttavia, il disastroso terremoto del 1732 la rese inagibile. Nel 1886 si provò ad elaborare un primo progetto di riqualificazione, che però fu successivamente abbandonato. Agli inizi del XX secolo, il Palazzo venne rilevato da privati e ospitò il Cinema Umberto, finchè il terribile sisma del 1980 distrusse gran parte delle creazioni artistiche del Fanzago e un terribile incendio nel 1992 devastò interamente l’interno, lasciando in piedi solo le pareti perimetrali. Finalmente, nel 2018 è stata avviata l’elaborazione di un valido progetto di riqualificazione che, durante la “data expedition” sul sito di OpenCoesione, abbiamo ritenuto interessante monitorare.

Il progetto prevede il recupero e riuso funzionale dell’antica dogana per destinarla a centro servizi per i giovani ed appartiene al seguente ambito di programmazione: Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), fondi strutturali relativi alla programmazione 2014-2020, programma POR FESR Campania.

Navigando su OpenCoesione, siamo riusciti a raccogliere diverse informazioni di contesto sul progetto e ci siamo soffermati in particolare sull'analisi dei dati relativi ai finanziamenti. Con un grafico a torta (grafico/infografica 1), abbiamo visualizzato che la fetta maggiore di finanziamenti (il 75%) è stata stanziata dall’UE, grazie alle politiche di coesione.

Successivamente abbiamo cercato di ricostruire la storia amministrativa del progetto, sperimentando il valore e l’importanza degli Open Data. Abbiamo realizzato a tale riguardo una linea del tempo(infografica dinamica/interattiva 1) per scandire le varie fasi del progetto, partendo da quello preliminare (2018/ 2019) e arrivando alla data in cui i lavori si sarebbero dovuti concludere (entro il 30/11/2021), ma che a tutt’oggi non sono ancora iniziati. La lettura di questi dati ci ha fatto riflettere sulle evidenti difficoltà che il progetto ha incontrato sulla sua strada, sollecitando la nostra curiosità e alimentando il desiderio di vederci chiaro. 

Infine, abbiamo ritenuto interessante confrontare attraverso un grafico a colonna (infografica dinamica/interattiva 2), il numero di progetti finanziati dai fondi europei ed i rispettivi temi scelti in tre  province campione (Avellino, Mantova, Ancona), con un numero di abitanti più o meno equivalente e ubicate in contesti territoriali differenti. La situazione emersa è che la provincia di Avellino è stata interessata dal maggior numero di progetti, attinenti anche ad un maggior numero di tematiche. Infatti, nella provincia di Ancona sono stati scelti quattro temi, per un totale di 39 progetti; nella provincia di Mantova sono stati preferiti due temi, per un totale di 5 progetti; nella provincia di Avellino sono stati trattati prevalentemente sei temi e in misura minoritaria altri temi, per un totale di 81 progetti.

Riflettendo sui risultati del monitoraggio svolto fino a questo momento, possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti in quanto abbiamo avuto modo di scoprire informazioni importanti sulla nostra Dogana, un monumento di grande valore per gli avellinesi, che costituisce uno dei principali simboli della storia di Avellino. Ma, soprattutto, siamo contenti di aver imparato a raccogliere e utilizzare i dati, filtrando quelli più importanti. Le spiegazioni fornite dalle pillole (video-slide) presenti sul sito “A scuola di Opencoesione” ci hanno fatto capire come raccogliere, analizzare e confrontare i vari dati e ci hanno guidati nella scelta dei grafici più adeguati per visualizzarli. La cosa che ci ha sorpreso di più è stata quella di scoprire che diverse amministrazioni comunali hanno provato invano dal 1886 a riqualificare questo monumento. Ci conforta comunque sapere che la dogana non è stata affatto dimenticata e che esiste attualmente un valido progetto finanziato, che merita di essere attuato al più presto.  Tuttavia, non siamo ancora riusciti a comprendere bene le dinamiche legate all’attuale fase di stallo del progetto, per questo prevediamo di raccogliere altre informazioni sul campo, attraverso interviste ai funzionari comunali competenti e agli esponenti del comitato ”Salviamo la dogana”, che da 12 anni lotta per preservare questa struttura. Resta comunque indiscutibile l’urgente necessità di ridare dignità a quest'edificio, rendendolo nuovamente pieno di vita.